Interazioni
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Definizione di 
interferenza farmacologica

Interazioni 
farmacodinamiche

Minimizzare 
il rischio di interazione

Bisogna tenere presenti due possibili meccanismi di interferenza.

a)

Alcuni farmaci agiscono modificando l’assorbimento, il legame con le proteine o il metabolismo degli AO, con il risultato finale di determinare una variazione nella concentrazione plasmatica degli AO stessi (interazione di tipo farmacocinetico). In questo caso è possibile controbilanciare l’effetto di questi farmaci variando opportunamente la dose dell’anticoagulante. Così, in caso di trattamento cronico con farmaci interferenti, è relativamente semplice raggiungere e mantenere un controllo stabile. Il problema è più difficoltoso quando si rendono necessarie improvvise variazioni del trattamento associato, per aggiunta o sospensione di farmaci interagenti. In questo caso non si devono proibire trattamenti che possono essere indispensabili per il paziente, bensì può essere più pratico anticipare e rendere più frequenti i controlli in modo da regolare opportunamente il dosaggio dell’anticoagulante.

b)

Altri farmaci agiscono in modo sinergico o antagonista sugli effetti degli AO senza modificarne la concentrazione plasmatica (interazione di tipo farmacodinamico). In questo secondo caso i farmaci interferenti, come ad esempio l’aspirina e la ticlopidina, vanno usati in associazione con gli AO con estrema cautela e solo in situazioni nelle quali si è dimostrata la loro reale efficacia con un aumento trascurabile del rischio emorragico.

L’elenco qui riportato si limita ai farmaci di sicura rilevanza clinica. La scelta è avvenuta a) applicando una definizione molto restrittiva di interferenza farmacologica sulla specifica esperienza, maturata nel corso degli ultimi cinque anni nel Centro Sorveglianza Anticoagulati di Padova, e b) giudicando con criteri molto rigidi la pertinenza di articoli sull’argomento riportati dalla letteratura anglosassone. In ambedue i casi il farmaco definito interferente doveva essere stato somministrato a dosaggio standard ad un paziente in terapia anticoagulante stabile e la variazione dell’INR doveva essere significativa e non attribuibile ad altre cause. È stato riportato in Tabella 8 un elenco di quei farmaci per i quali esistono rare segnalazioni di interazioni con gli AO o che sono di uso meno frequente.


8.1 Definizione di interferenza farmacologica

Un farmaco interferisce con gli anticoagulanti orali quando, in relazione alla sua assunzione o sospensione, si riscontri un valore di INR >5 oppure quando esso determini una variazione del dosaggio di anticoagulante >25%, in pazienti con buona compliance, in range terapeutico nei tre controlli precedenti, in assenza di cause evidenti di aumento o diminuzione di INR.

È necessario ricordare che non solo l’introduzione di farmaci può interferire sulla TAO, ma anche la loro sospensione modifica i valori di INR, ovviamente in senso opposto a quanto è accaduto con l’inizio dell’assunzione.

Gli anticoagulanti orali presentano tre caratteristiche che favoriscono la comparsa di pericolose interazioni con altri farmaci:

  1. elevato legame con le proteine;
  2. metabolismo dipendente dal citocromo P450,
  3. stretto intervallo terapeutico.

La maggior parte delle segnalazioni sull’interazione con anticoagulanti orali è basata su singoli episodi dove, spesso, l’interazione è farmacologicamente plausibile, ma non necessariamente provata. Questo spiega l’elevato numero di farmaci (tra i 100 e i 250 a seconda dei testi) considerati capaci d’interazione. In letteratura vi sono anche numerose osservazioni basate su volontari sani, non necessariamente applicabili in modo diretto a soggetti malati. Vi sono inoltre segnalazioni tra loro contraddittorie. Per questo motivo, sembra opportuno dividere i farmaci a seconda che l’interazione sia (Tabella 8):

  1. altamente probabile,
  2. probabile,
  3. possibile,
  4. dubbia.

8.2 Interazioni farmacodinamiche

Naturalmente l’effetto anticoagulante può essere aumentato da tutti i farmaci che interferiscono con la coagulazione, indipendentemente dall’interazione farmacologica con gli anticoagulanti orali. Si richiede quindi la massima cautela con eparina, antiinfiammatori non steroidei (FANS) e con tutti gli antiaggreganti piastrinici. Le successive tabelle elencano i farmaci potenzialmente capaci di interferire con l'effetto dell'anticoagulante:

Tabella 8A1 — Elenco di farmaci potenzialmente capaci di aumentare l’effetto anticoagulante
                    con EFFETTO ALTAMENTE PROBABILE

Tabella 8A2 — Elenco di farmaci potenzialmente capaci di aumentare l’effetto anticoagulante
                    con EFFETTO PROBABILE

Tabella 8A3 — Elenco di farmaci potenzialmente capaci di aumentare l’effetto anticoagulante
                    con EFFETTO POSSIBILE

Tabella 8A4 — Elenco di farmaci potenzialmente capaci di aumentare l’effetto anticoagulante
                    con EFFETTO DUBBIO

Tabella 8B — Elenco di farmaci potenzialmente capaci di diminuire l’effetto anticoagulante


8.3 Minimizzare il rischio di interazione

Può forse essere utile segnalare alcuni farmaci che riportano in scheda tecnica l’assenza d’interazione con anticoagulanti orali, o, comunque, un profilo di sicurezza molto migliore rispetto alle altre molecole dello stesso gruppo terapeutico. Per motivi di sintesi sono stati considerati solo i gruppi di farmaci più comunemente utilizzati in pazienti in TAO:

ACE inibitori: benazepril, fosinopril, quinazepril, tralandopril
Ansiolitici: lorazepam
Antagonisti angiotensina II losartan, telmisartan, valsartan
Anti H2: famotidina, nizatidina, roxatidina
Antibiotici: ampicillina, amoxicillina, bacampicillina, cefolessina, cefatizina, levofloxacina
Antidolorifici: metamizolo
Antileucotrienici: montelucast
Beta bloccanti: nebivololo
Calcio antagonisti: felodipina, gallopamil
FANS: ibuprofene, diclofenac
Inibitori pompa protonica: pantoprazolo
Statine: cerivastatina, fluvastatina

Nota:

si ricorda che la potenziale pericolosità dei FANS non dipende solo dall'interferenza con la TAO, ma anche dal danno gastroenterico imputabile direttamente a questi farmaci. Dato che l'obiettivo è minimizzare le emorragie gastroenteriche, la molecola che offre le migliori garanzie è l'ibuprofene, come evidenziato da recenti studi che hanno dimostrato un basso grado di rischio di complicanze gastrointestinali indotte dalla somministrazione di ibuprofene rispetto ad altri farmaci.

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©Hyperphar Group SpA. Ultimo aggiornamento 26/02/2008 .
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