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Questa sezione è specificamente dedicata
7.1 Passaggio dalla terapia eparinica alla TAOÈ attualmente raccomandato di iniziare precocemente la warfarina (5-10 mg/die), sin dal 2°-3° giorno di terapia eparinica, sospendendo leparina quando lINR raggiunge valori > 2 per due giorni consecutivi. In questo modo, si riduce il periodo di trattamento con leparina con il vantaggio di abbreviare lospedalizzazione del paziente e ridurre il rischio di piastrinopenia da eparina. Due studi clinici randomizzati in pazienti con trombosi venosa prossimale hanno dimostrato che la terapia eparinica di breve durata (4-5 giorni) è altrettanto efficace e ben tollerata di quella più prolungata (9-10 giorni) . Peraltro, questa conclusione non può essere estesa con sicurezza anche ai pazienti con trombosi ileofemorale massiva o embolia polmonare grave, perchè questi casi erano esclusi o poco rappresentati nei due trials. Il controllo di PT e APTT deve essere eseguito tutti i giorni fino alla sospensione delleparina. Per eseguire il PT è preferibile utilizzare metodi poco sensibili alla presenza di eparina, come quelli basati sulla pre-diluizione del campione o contenenti polibrene.
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1) |
almeno in parte la risposta agli AO è direttamente proporzionale alletà del paziente, soprattutto prendendo in considerazione i pazienti oltre la quinta decade: sono pertanto mediamente necessarie dosi proporzionalmente più elevate nei soggetti giovani; |
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in media, le dosi assolute di AO necessarie a mantenere il desiderato intervallo terapeutico sono direttamente correlate al peso corporeo. |
Non è insolito che un paziente richieda elevate dosi di AO per mantenere lINR nellintervallo terapeutico desiderato. I possibili motivi alla base di tale evenienza sono numerosi. Il seguente elenco tenta di dare loro un ordine di frequenza, dai più comuni ai più rari:
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scarsa collaborazione del paziente (errori nellassunzione); |
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interazione con altri farmaci; |
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assunzione con la dieta di elevate quantità di vitamina K; |
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alterazioni metaboliche (ipotiroidismo, ipercolesterolemia); |
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malassorbimento del farmaco; |
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fattori genetici. |
Come si vede i problemi di gran lunga più frequenti possono essere risolti con unaccurata informazione ed istruzione del paziente che deve assumere la quantità di farmaco prescritta, senza dimenticanze, ad un orario costante (sufficientemente lontano dai pasti) e deve riferire accuratamente la contemporanea assunzione di altri farmaci e le abitudini dietetiche, soprattutto per quanto concerne lassunzione di verdure ricche in vitamina K.
Tra i farmaci interferenti vanno sicuramente ricordati gli anticonvulsivanti ed in particolare i barbiturici che, per un meccanismo di induzione enzimatica, rendono assai più rapido il metabolismo epatico degli AO riducendone sensibilmente lemivita.
Più raramente, difficoltà nel raggiungere lintervallo terapeutico desiderato con dosi "medie" di AO si verifica nei pazienti con alterazioni metaboliche come ipotiroidismo e ipercolesterolemia.
Assai più rari sono i casi descritti di malassorbimento specifico degli AO: generalmente le sindromi da malassorbimento, riducendo lassorbimento di vitamina K, determinano il problema contrario, cioè una ipersensibilità allazione degli AO.
Eccezionali sono, infine, i casi descritti di vera resistenza agli AO. Tale fenomeno, raro nelluomo, è legato ad un carattere ereditario, come confermato dalla descrizione di alcune famiglie con vera resistenza a warfarina geneticamente determinata.
Accertato che il problema non derivi da particolari abitudini dietetich modificabili, laumento delle dosi quotidiane di AO è generalmente sufficiente a raggiungere lINR desiderato. Dosi quotidiane di 15-20 mg di warfarina (12-16 di acenocumarolo) non sono insolite in pazienti in terapia anticonvulsivante. Non vi sono convincenti segnalazioni di tossicità legata a tali dosaggi e lunica cautela da raccomandare in questi pazienti è una particolare attenzione a fenomeni di rebound in caso di improvvisa sospensione o riduzione del farmaco interferente. In alcuni rari casi la somministrazione refratta degli AO (suddivisa in 2 dosi giornaliere, lontane dai pasti) può facilitare il raggiungimento ed il mantenimento dellINR desiderato.
Non vi sono studi sul trattamento dei pazienti con resistenza agli AO geneticamente determinata: nellimpossibilità di raggiungere valori terapeutici di INR anche con dosi molto elevate di AO lunica soluzione attualmente proponibile sembra pertanto luso di eparina.
In caso di notevole variabilità dei valori di INR è spesso (ma non sempre) possibile identificare una causa:
La vitamina K è essenziale nella carbossilazione dei residui di acido glutamico dei fattori della coagulazione vitamina K-dipendenti (II, VII, IX, X) e degli inibitori fisiologici (proteine C ed S). Cambiamenti importanti nellassuzione di vitamina K possono influire sulla TAO.
Scarsa importanza è stata data alla dieta. In letteratura sono presenti solo dati aneddotici circa la variabilità dellanticoagulazione orale in seguito allingestione di grandi quantità di vegetali. Una dieta a contenuto noto in vitamina K può essere somministrata a pazienti con cattivo controllo della terapia con anticoagulanti orali. È consigliabile raccogliere unanamnesi particolareggiata circa le abitudini alimentari dei pazienti prima di iniziare il trattamento dietetico mentre può non essere importante trattare i pazienti con diete a basso contenuto in vitamina K a patto che esso, anche se dellordine di 300-400 mg/die, sia mantenuto costante. Alcune indicazioni orientative da consegnarsi ai pazienti sono contenute nella Tabella 5.
Le variazioni stagionali del tempo di protrombina indotte dagli anticoagulanti orali non sono clinicamente significative e sono ascrivibili al diverso consumo di verdure a seconda delle stagioni.
Si parla di sovradosaggio quando lINR è più alto del valore limite superiore del range terapeutico assegnato al paziente. Ciò può essere dovuto ad una posologia eccessiva o ad unaumentata sensibilità del paziente indotta da vari motivi, quali: malattie intercorrenti (diarrea, febbre), assunzione di farmaci interferenti, eccesso alcolico, modificazioni dietetiche, tireotossicosi, epatopatia. Generalmente si ritiene che il sovradosaggio esponga il paziente ad un elevato rischio emorragico quando lINR supera il valore di 5.
La condotta terapeutica è subordinata al valore di INR e, soprattutto, alla eventuale presenza di manifestazioni emorragiche, alla loro entità e sede. Quando il valore di INR risulta al disopra di 5, considerato un valore soglia per il rischio emorragico, la sospensione del trattamento con warfarina per un giorno porta generalmente i valori di INR al di sotto di 5 in 24-48 ore. In alternativa, la somministrazione di 2 mg di vitamina K per os (2 gtt) riporta costantemente lINR a valori ben al di sotto di 5 entro 24 ore. Tale quantità di vitamina K non induce un successivo periodo di refrattarietà allanticoagulante orale.
Pertanto in pazienti senza complicanze emorragiche e con valori di INR di poco superiori a 5 (tra 5 e 6), si può sospendere la terapia con warfarina per un giorno o ridurre il dosaggio giornaliero di 1,25-2,5 mg controllando lINR dopo una settimana. Questo schema di trattamento del sovradosaggio risulta particolarmente applicabile nei pazienti controllati a domicilio ai quali può essere pericoloso affidare lautosomministrazione di vitamina K.
Nel caso di sovradosaggio con valori di INR superiori a 6 o con valori superiori a 5 ma con una complicanza emorragica (§ 7.9) associata, è conveniente utilizzare vitamina K per os.
I presidi terapeutici a nostra disposizione per trattare le complicanze emorragiche al di là della riduzione o della sospensione della dose, sono rappresentati dalla vitamina K1 e dagli emoderivati: concentrati di fattori del complesso protrombinico e plasma fresco congelato. La prima richiede almeno 4-6 ore di latenza per divenire efficace se somministrata per via endovenosa; essa pertanto non è adeguata in presenza di emorragie importanti ed inoltre, se data in dosi elevate, può rendere difficoltoso riportare il paziente nel suo range terapeutico. I concentrati di complesso protrombinico hanno una efficacia immediata e sono relativamente sicuri dal punto di vista della trasmissione di malattie virali; essi però contengono spesso fattori attivati, con conseguente rischio non solo di ipercorrezione, ma anche di complicanze trombotiche. Più difficile invece la correzione della ipocoagulabilità mediante plasma fresco congelato a causa dei notevoli volumi richiesti; inoltre esso presenta un maggior rischio di trasmissione di malattie virali. Per uno schema di condotta pratica si veda la Tabella 5.
La complicanza più frequente durante il trattamento anticoagulante è la comparsa di manifestazioni emorragiche spontanee, che possono ovviamente essere a varia localizzazione e di diversa gravità. È estremamente opportuno far riferimento ad un comune sistema di valutazione dellentità degli eventi emorragici (fatali, maggiori, minori, non rilevanti) secondo lo schema riportato nella Tabella 6.
Sebbene il numero di complicanze emorragiche aumenti in misura esponenziale per valori di INR >4,5, emorragie compaiono anche per valori molto bassi di INR. Nello studio ISCOAT si è verificata unincidenza di emorragie del 7,6% a/p in correlazione a valori di INR estremamente bassi (<2; Tabella 7). Ciò conferma il fatto che non sempre la comparsa di manifestazioni emorragiche corrisponde ad un iperdosaggio della terapia, ma talvolta è da mettere in relazione alla presenza di lesioni organiche locali che sono alla base della emorragia mentre la TAO può costituire un elemento peggiorativo. In caso di emorragia è dobbligo quindi eseguire almeno un PT e un PTT e una conta delle piastrine. Se questi esami danno risultati nei limiti attesi (nel range terapeutico) è indicato ricercare una possibile lesione patologica sottostante, che in alcuni studi stata effettivamente riscontrata nel 34-50% dei casi per le emorragie gastro-intestinali, e nel 33% dei casi per le ematuria. In questo modo è spesso possibile ottenere una diagnosi precoce di lesioni di varia natura precedentemente ignote.
Le complicanze non emorragiche della TAO sono relativamente poco frequenti. Poco comuni sono le reazioni da ipersensibilità, così come la comparsa di eritemi cutanei, anche pruriginosi, la cui insorgenza può avvenire a distanza di settimane o di mesi dallinizio della terapia; è descritta anche la comparsa di alopecia.
La più seria delle complicanze non emorragiche è costituita dalla comparsa di necrosi cutanee Questa rara ma grave alterazione compare, specie nella fase di induzione del trattamento anticoagulante, in pazienti con difetto di proteina C o proteina S. La necrosi sembra dovuta a trombosi dei capillari e delle venule del derma, localizzata soprattutto nelle sedi più ricche di tessuto adiposo. Inizialmente compaiono lesioni maculo-papulose dolenti, che rapidamente si trasformano in bolle emorragiche e in aree necrotiche. Il processo trombotico appare scatenato dalla ulteriore riduzione degli anticoagulanti fisiologici (a corto tempo di emivita) quando il livello dei fattori protrombinici non è ancora sufficientemente ridotto. In questi casi è indicato associare un trattamento eparinico nella fase di induzione della TAO stessa.
Unaltra rara complicazione consiste nella cosiddetta "purple toes syndrome", caratterizzata dalla comparsa, di solito nelle prime settimane di trattamento, di colorazione purpurica delle dita dei piedi e di altri disturbi generali, anche gravi e talora mortali, soprattutto a carico dei reni. Questa grave complicazione è stata attribuita a microembolizzazione colesterinica favorita dalla terapia anticoagulante e richiede la sospensione della TAO stessa.
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©Hyperphar Group SpA. Ultimo aggiornamento 26/02/2008 . Per informazioni o commenti sul sito e sul suo contenuto, inviare una e-mail a: info@catel.it |