Raccomandazione 11.1 Grado D 
Nelle prime 48 ore dall'esordio di un ictus è
indicato il monitoraggio delle funzioni vitali e dello stato
neurologico. Questo va proseguito in caso di instabilità clinica.

Raccomandazione 11.2 Grado D 
Laddove sia disponibile, il monitoraggio ECG continuo è
indicato nelle prime 48 ore dall'esordio di ictus nei pazienti con
una delle seguenti condizioni: cardiopatie preesistenti, storia di aritmie,
pressione arteriosa instabile, elementi clinici suggestivi di insufficienza
cardiaca, alterazioni dell'ECG di base e nei casi in cui siano coinvolti i
territori profondi dell'arteria cerebrale media e in particolare la corteccia
insulare. In caso di instabilità clinica il monitoraggio va proseguito oltre le
48 ore.

Raccomandazione 11.3 Grado D 
Qualora non sia disponibile la strumentazione per il monitoraggio continuo
sono indicati controlli ECG ripetuti nelle prime 24 ore. In caso di
insufficienza cardiaca clinicamente conclamata è
indicata l'esecuzione precoce dell'ecocardiogramma transtoracico.

Raccomandazione 11.4 Grado D 
Il monitoraggio, continuo o discontinuo, dello stato di ossigenazione ematica
è indicato almeno nelle prime 24 ore
dall'esordio di un ictus medio-grave. In caso di anomalie va proseguito fino
alla stabilizzazione del quadro respiratorio.

Raccomandazione 11.5 Grado D 
Nella fase di stato la somministrazione routinaria di ossigeno non
è indicata nei pazienti con ictus acuto.
La somministrazione di ossigeno è indicata
nei pazienti con SaO2
<92%.
La effettuazione di un esame emogasanalitico è indicata
sulla base delle condizioni cliniche del paziente.

Raccomandazione 11.6 Grado D 
Per il trattamento d'emergenza dell'ipertensione nei pazienti con ictus acuto
è indicato il seguente algoritmo:
(da Stroke Coding Guide of the American Academy of Neurology, Table 1.
Algorithm for emergency treatment of blood pressure in patients with ischemic
stroke in:
http://www.stroke-site.org/guidelines/stroke_coding.html; luglio 2007, modificata)
- Lo sfigmomanometro automatico dovrebbe essere verificato
contro uno di tipo manuale.
- Se i valori di pressione diastolica, in due misurazioni
successive a distanza di 5 minuti, superano i 140 mm Hg, iniziare l'infusione
continua e.v. di un agente antipertensivo come la nitroglicerina o il
nitroprussiato di sodio (0,5-1,0 mg/kg/min), di cui però va attentamente
monitorizzato il rischio di edema cerebrale, particolarmente nei grandi
infarti, data la loro capacità di aumentare la pressione intracranica.
Pazienti con tali rilievi non sono candidati al trattamento trombolitico con
t-PA.
- Se i valori di pressione sistolica sono >220 mm Hg, o la
pressione diastolica è tra 121-140 mm Hg, o la pressione arteriosa media è
>130 mm Hg in due misurazioni successive a distanza di 20 minuti,
somministrare un farmaco antipertensivo facilmente dosabile come il
labetalolo, 10 mg e.v. in 1-2 minuti. Tale dose può essere ripetuta o
raddoppiata ogni 10-20 minuti fino ad un dosaggio cumulativo di 300 mg.
Successivamente a tale approccio iniziale, il labetalolo può essere
somministrato ogni 6-8 ore se necessario. Il labetalolo è sconsigliato nei
pazienti con asma, scompenso cardiaco o gravi turbe della conduzione. In
questi casi può essere usato l’urapidil (10-50 mg in bolo, ovvero
infusione 0,15-0,5 mg/min). I
pazienti che richiedono più di due dosi di labetalolo o altri farmaci
antipertensivi per ridurre la pressione arteriosa sistolica <185 mm Hg o
diastolica <110 mm Hg, non sono generalmente candidati alla terapia
trombolitica.
- Se il valore di pressione sistolica è di 185-220 mm Hg o
diastolica di 105-120 mm Hg, la terapia d'emergenza dovrebbe essere
rimandata, se non coesiste una insufficienza ventricolare sinistra, una
dissecazione aortica o un infarto miocardico acuto. Pazienti candidati alla
terapia con t-PA, che presentano persistenti valori pressori elevati,
sistolici >185 mm Hg o diastolici >110 mm Hg, possono essere trattati
con piccole dosi di antipertensivo e.v. per mantenere i valori di PA
giusto al di sotto di tali limiti. Tuttavia la somministrazione di più di
due dosi di antipertensivo per mantenere sotto controllo la PA rappresenta
una controindicazione relativa alla terapia trombolitica.
- Non è indicato l'uso di calcio-antagonisti per via
sublinguale per la rischiosa rapidità d'azione di questo tipo di
somministrazione.
- In caso di emorragia cerebrale è indicata la terapia
antipertensiva qualora i valori pressori siano: pressione sistolica >180
mm Hg o pressione arteriosa media >130 mm Hg (per maggiori dettagli
vedi § 10.2.1.4 e Raccomandazione 10.26).
- La correzione della pressione arteriosa tramite agenti
antipertensivi nella fase acuta dell'ictus dovrebbe essere associata ad un
attento monitoraggio dello stato neurologico per rilevare prontamente la
comparsa di deterioramento.
- Nei pazienti con ictus ischemico acuto e pressione
sistolica <185 mm Hg o diastolica <105 mm Hg, la terapia antipertensiva
non è usualmente indicata.
- Sebbene non vi siano dati per definire una soglia per il
trattamento dell'ipotensione arteriosa nei pazienti con ictus acuto, questo
viene raccomandato in caso di segni di disidratazione e/o di valori pressori
significativamente inferiori a quelli usuali per il dato paziente. Le
opzioni terapeutiche prevedono la somministrazione di fluidi e.v., il
trattamento dello scompenso cardiaco congestizio e della bradicardia, ed
eventualmente agenti vasopressori quali la dopamina.

Raccomandazione
11.7 Grado D 
Nei pazienti con ictus acuto è indicato
il mantenimento di una adeguata volemia, calcolando la quantità di fluidi da
somministrare sulla base di un accurato bilancio idrico.

Raccomandazione 11.8 Grado D 
Nei pazienti con ictus acuto la somministrazione di soluzioni ipotoniche (NaCl
0,45%, glucosio 5%) non è indicata per il
rischio di incremento dell'edema cerebrale.

Raccomandazione 11.9 Grado D 
Le soluzioni contenenti glucosio non sono indicate
dati gli effetti sfavorevoli dell'iperglicemia sull'esito neurologico.

Raccomandazione 11.10 Grado D 
Nei pazienti con ictus acuto la soluzione fisiologica è
indicata quale cristalloide di scelta per fluidoterapia.

Sintesi 11-1
Dati sia sperimentali che clinici indicano che l'ipertermia è dannosa a
livello della lesione ischemica ed è associata sia ad un peggioramento clinico
che ad un peggior esito funzionale. L'ipotermia ha un effetto neuroprotettivo.
Circa il 50% dei pazienti con ictus cerebrale presenta ipertermia nell'arco
delle 48 ore dall'insorgenza dell'evento.

Raccomandazione 11.11 Grado D 
Nei pazienti con ictus acuto è indicata
la correzione farmacologica dell'ipertermia, preferibilmente con paracetamolo,
mantenendo la temperatura al di sotto di 37°C.

Raccomandazione 11.12 Grado D 
In presenza di febbre in pazienti con ictus acuto è
indicata l'immediata ricerca della sede e della natura di una
eventuale infezione finalizzata ad un trattamento antibiotico adeguato.

Raccomandazione
11.13 Grado D 
In pazienti immunocompetenti non è indicata
l'attuazione di profilassi antibiotica.

Sintesi 11-2
L'infezione delle vie urinarie è la più comune complicanza infettiva nel
paziente con ictus acuto, ed il rischio dipende sostanzialmente dalla durata
della cateterizzazione. La terapia iniziale è empirica e basata sulla
prescrizione di una penicillina semisintetica protetta o, in pazienti allergici,
di un fluorochinolone (tenendo conto del rischio convulsivo associato);
nei casi gravi si potrà associare un aminoglicoside oppure somministrare un
carbapenemico in monoterapia. Il trattamento antibiotico potrà essere
modificato sulla base dei risultati dell’urinocoltura e relativo
antibiogramma. Patogeni multiresistenti (cocchi Gram-positivi, miceti)
possono essere trattati con una delle nuove molecole resesi disponibili
(streptogramine, oxazolidinoni, glicilcicline, echinocandine, triazolici).

Sintesi 11-3
La polmonite, che include la polmonite da aspirazione, è la seconda più
frequente complicanza infettiva nel paziente con ictus acuto. La terapia sarà
almeno inizialmente empirica e basata, nelle forme precoci, su un’aminopenicillina
protetta, una cefalosporina di II o III generazione, un carbapenemico (ertapenem)
o, in pazienti allergici alle beta-lattamine, un fluorochinolone (tutte queste
molecole in associazione ad un agente antianaerobio). Nelle polmoniti ad esordio
tardivo si dovrà impiegare una monoterapia con meropenem o cefepime oppure una
penicillina semisintetica ad ampio spettro in associazione ad un aminoglicoside. Considerato il possibile ruolo eziologico di S.
aureus e la sua frequente meticillino-resistenza, può essere opportuno
aggiungere alla terapia un glicopeptide o, meglio, il linezolid.
Il trattamento dovrà essere protratto
per 7-10 giorni nelle infezioni da S. aureus meticillino-sensibile o da
patogeni respiratori classici; per 10-14 giorni in quelli dovuti a S. aureus
meticillino-resistente e bacilli aerobi gram-negativi; per 14-21 giorni in caso
di coinvolgimento multilobare, cavitazioni, gravi condizioni di fondo.
Il trattamento antibiotico potrà essere modificato sulla base dei risultati
delle colture e relativi antibiogrammi.

Sintesi 11-4
Poiché il principale fattore di rischio di batteriemia è rappresentato
dalla presenza di cateteri vascolari, è indicata un’adeguata gestione di tali
presidi medico-chirurgici, compresa la loro rimozione in caso di batteriemia
accertata.
La terapia iniziale è empirica e basata sull’associazione di una
beta-lattamina anti- Pseudomonas e di un aminoglicoside (oppure di una
cefalosporina ad ampio spettro o un carbapenemico da soli), insieme con un
glicopeptide, con il linezolid o con la daptomicina.
Il trattamento antibiotico potrà essere modificato sulla base dei risultati
delle emocolture e relativo antibiogramma.

Sintesi 11-5
Le piaghe da decubito rappresentano una grave complicanza dell'ictus acuto
associata ad una aumentata mortalità e ad un peggiore andamento clinico e
funzionale. Il rischio di piaghe da decubito è più alto nei pazienti obesi,
nei diabetici e nei pazienti iponutriti.
La terapia antibiotica è indicata solo in presenza di un’estesa cellulite, di
segni e sintomi di sepsi o di positività delle emocolture e dovrà essere ad
amplissimo spettro.

Raccomandazione 11.14 Grado D 
Nei pazienti con ictus acuto è indicata
la prevenzione delle piaghe da decubito basata sul cambiamento di posizione del
paziente, con intervallo variabile da 1 a 4 ore a seconda dei fattori di rischio
per lesioni da decubito, su una minuziosa igiene e sull'uso di un materasso ad
aria o ad acqua.

Sintesi 11-6
La malnutrizione proteico-energetica nel paziente affetto da ictus acuto è
un evento frequente. La valutazione dello stato nutrizionale è fondamentale per
evidenziare precocemente situazioni di malnutrizione per eccesso o per difetto e
per mantenere o ripristinare uno stato nutrizionale adeguato.
Una nutrizione adeguata è importante per evitare la comparsa di complicanze,
per ridurre i tempi di ospedalizzazione, per migliorare la qualità della vita e
rendere più semplice ed efficace il percorso terapeutico.

Sintesi 11-7
I protocolli diagnostici essenziali per la valutazione dello stato
nutrizionale e del rischio nutrizionale nel paziente affetto da ictus includono:
a) gli indici nutrizionali integrati, che vanno effettuati all’ingresso nell’ospedale
o nella struttura riabilitativa; b) le misure antropometriche, gli indici
biochimici, la rilevazione dell’assunzione dietetica e delle condizioni
mediche associate, da ripetere nel corso del ricovero con periodicità
differente, in relazione al rischio nutrizionale individuale.

Raccomandazione 11.15 a Grado D 
La valutazione dello stato di nutrizione e l’intervento nutrizionale sono
indicati come componente essenziale dei protocolli
diagnostici-terapeutici dell’ictus, sia in fase acuta che durante il periodo
di riabilitazione.
Raccomandazione 11.15 b Grado D 
È indicato che figure professionali
esperte (medico nutrizionista, dietista) facciano parte del gruppo
multidisciplinare che gestisce il lavoro della stroke unit.
Raccomandazione 11.15 c Grado D 
È indicato includere le procedure di
valutazione del rischio nutrizionale fra gli standard per l’accreditamento
delle strutture sanitarie.
Raccomandazione 11.15 d Grado D 
È indicato che, all’ingresso
nell’ospedale e nella struttura riabilitativa, si proceda alla
valutazione del rischio nutrizionale utilizzando il Nutritional Risk
Screening (NRS) o il Malnutrition Universal Screening Tool (MUST).
Raccomandazione 11.15 e Grado D 
È indicato procedere alla
valutazione del rischio nutrizionale entro 24-48 h dal ricovero.
Raccomandazione 11.15 f Grado D 
Nel paziente in grado di mantenere la postura eretta sono
indicati misure e indici antropometrici essenziali quali
circonferenza della vita, calcolo dell’Indice di Massa Corporea (IMC) e stima
del decremento ponderale non intenzionale.
Nel paziente non deambulante sono indicate
le misurazioni antropometriche di: peso corporeo, se disponibili attrezzature
speciali, e semiampiezza delle braccia, in luogo dell’altezza, per il calcolo
dell’IMC o, in alternativa, la circonferenza del braccio.
Raccomandazione 11.15 g Grado D 
Nel protocollo di valutazione dello stato di nutrizione
sono indicati la valutazione dell’assunzione dietetica e la valutazione
clinica; il dosaggio dell’albumina e la conta dei linfociti sono indicati
quali valutazioni biochimiche essenziali.

Sintesi 11-8
Obiettivi del supporto nutrizionale in fase acuta sono la prevenzione o il
trattamento della malnutrizione proteico-energetica, di squilibri
idro-elettrolitici o di carenze selettive (minerali, vitamine, antiossidanti,
ecc.).

Sintesi 11-9
Il fabbisogno di energia si calcola applicando il metodo fattoriale, e cioè
misurando o stimando il metabolismo basale e correggendo tale valore per il
livello di attività fisica (LAF) o per i fattori di malattia, espressi in
multipli del metabolismo basale: sono in genere indicati valori compresi tra 1,15
e 1,30 volte il metabolismo basale.

Sintesi 11-10
Il fabbisogno minimo di proteine è di circa 1 g/kg di peso corporeo misurato
(se normopeso) o desiderabile (in caso di obesità o magrezza) e fino 1,2~1,5
g/kg al giorno in presenza di condizioni ipercataboliche o piaghe da decubito.
Il timing e la scelta della modalità di somministrazione della
nutrizione sono condizionati innanzitutto dalle condizioni cliniche del
paziente.

Raccomandazione 11.16 a Grado B 
Nei pazienti in cui è possibile l’alimentazione per os, non
è indicata l’utilizzazione routinaria di integratori
dietetici, in quanto non associata ad un miglioramento della prognosi.
L’utilizzazione di integratori dietetici deve essere guidata dai
risultati della valutazione dello stato nutrizionale ed
è indicata in
presenza di malnutrizione proteico-energetica.
Raccomandazione 11.16 b Grado D 
Il programma nutrizionale del soggetto affetto da ictus in fase acuta
prevede le seguenti opzioni:

Raccomandazione 11.17 a Grado B 
Nel soggetto affetto da ictus in fase acuta la terapia nutrizionale
artificiale di scelta è rappresentata dalla nutrizione enterale.
È indicato iniziare il trattamento di
nutrizione enterale precocemente e comunque non oltre 5-7 giorni nei pazienti
normonutriti e non oltre le 24-72 ore nei pazienti malnutriti.
Raccomandazione 11.17 b Grado D 
La nutrizione parenterale è indicata esclusivamente
laddove la via enterale non sia realizzabile o sia controindicata o quale
supplementazione alla nutrizione enterale qualora quest’ultima non consenta di
ottenere un’adeguata somministrazione di nutrienti.
Raccomandazione 11.17 c Grado B 
Nei pazienti che non deglutiscono, è indicato
attendere uno o due giorni prima di posizionare il sondino, idratando il
paziente per via parenterale.

Sintesi 11-11
La nutrizione enterale tramite sondino naso-gastrico e con l'ausilio di pompe
peristaltiche è ritenuta più appropriata rispetto alla nutrizione
parenterale per il supporto nutrizionale a breve termine in pazienti con grave
disfagia da ictus; l’uso del sondino naso-gastrico può essere problematico,
specie nei pazienti anziani.

Sintesi 11-12
Il posizionamento del sondino in sede gastrica può non abolire il rischio di
inalazione in caso di svuotamento gastrico ritardato, particolarmente nei
pazienti con lesioni cerebrali più gravi.
In questi casi il rischio di inalazione si riduce se il bolo viene immesso
lontano dal piloro, oltre l’angolo di Treitz.

Raccomandazione 11.18 Grado B 
Nei soggetti con disfagia persistente post ictus e se è ipotizzabile una
durata superiore a due mesi, entro 30 giorni è
indicato prendere in considerazione il ricorso alla PEG (gastrostomia percutanea
endoscopica), da praticarsi non prima di 4 settimane dall’evento.

Sintesi 11-13
La disfagia è una conseguenza frequente dell’ictus con ricadute negative
sull’esito clinico e funzionale, sulla mortalità e sui tempi di degenza.
Oltre alla malnutrizione, possibili complicanze determinate dalla disfagia
sono: l’aspirazione di materiale estraneo con conseguente bronco-pneumopatia ab
ingestis; la disidratazione e l'emoconcentrazione con effetti secondari
negativi sulla perfusione cerebrale e sulla funzione renale.

Raccomandazione 11.19 Grado D 
Un monitoraggio standardizzato della funzione deglutitoria è
indicato al fine di prevenire le complicanze secondarie alla
disfagia.

Raccomandazione
11.20 Grado D 
Una valutazione clinica standardizzata del rischio di disfagia (usando il BSA:
Bedside Swallowing Assessment) e un test semplice, quale il test della
deglutizione di acqua, sono indicati in
tutti i pazienti con ictus acuto.
In centri specializzati possono essere utilizzati approcci più sofisticati
quali un esame condotto dal logopedista o dal foniatra o la videofluoroscopia.

Sintesi 11-14
L'iperglicemia è associata ad una maggiore gravità della lesione ischemica
cerebrale e ad una aumentata morbosità e mortalità sia in condizioni
sperimentali che nell'uomo, indipendentemente dalla diagnosi precedente di
diabete. Nel paziente diabetico lo scompenso del metabolismo
glucidico rappresenta una grave complicanza. L'ipoglicemia può essere un
fattore aggravante del danno ischemico cerebrale.

Raccomandazione 11.21 Grado D 
In pazienti con ictus acuto e iperglicemia >200 mg/dL è
indicata la correzione con terapia insulinica.

Raccomandazione 11.22 Grado D 
In pazienti con ictus acuto e ipoglicemia è
indicata la pronta correzione tramite infusione di destrosio in bolo
e.v., associando tiamina 100 mg in caso di malnutrizione o di abuso di alcool.

Sintesi 11-15
L'ictus cerebrale si accompagna frequentemente a disfunzioni vescicali la cui
entità e natura sono correlate alla sede ed entità del danno cerebrale. La
presenza di un'incontinenza urinaria nella fase acuta dell'ictus è un fattore
prognostico indipendente di morte e disabilità residua grave. La ritenzione e
il residuo post-minzionale si associano frequentemente a infezioni del tratto
urinario a loro volta causa di ulteriori complicazioni del quadro clinico.

Raccomandazione
11.23 Grado D 
Il posizionamento a dimora di un catetere vescicale è
indicato solo nei pazienti con grave disfunzione vescicale.

Raccomandazione 11.24 Grado D 
Nei pazienti senza apparenti disfunzioni vescicali è
indicato controllare periodicamente l'esistenza di residuo
post-minzionale e qualora se ne verifichi la presenza praticare la
cateterizzazione sterile intermittente.

Raccomandazione 11.25 Grado D 
È indicato evitare il cateterismo
vescicale quando non è necessario.

Sintesi 11-16
La valutazione della probabilità clinica di trombosi venosa profonda (TVP)
secondo criteri standardizzati può essere utile nella valutazione dei pazienti
con ictus in cui si sospetti una TVP al fine di programmare il successivo iter
diagnostico.

Raccomandazione 11.26 Grado D 
Nel sospetto di TVP agli arti inferiori in un paziente con ictus è
indicata l'ecografia venosa.

Raccomandazione 11.27 Grado D 
La determinazione del D-dimero non è
indicata nella diagnostica della TVP in
pazienti con ictus cerebrale ospedalizzati, in quanto poco specifica.

Raccomandazione
11.28 Grado D 
In pazienti con ictus acuto è indicato
controllare attentamente i fattori in grado di aumentare la pressione
intracranica, quali l'ipossia, l'ipercapnia, l'ipertermia e la posizione del
capo, che andrebbe mantenuta elevata di 30° rispetto al piano del letto.

Raccomandazione 11.29 Grado D 
In pazienti con ictus acuto il trattamento dell'edema cerebrale è
indicato in caso di rapido deterioramento dello stato di coscienza,
segni clinici di erniazione cerebrale o evidenze neuroradiologiche di edema con
dislocazione delle strutture della linea mediana od obliterazione delle cisterne
perimesencefaliche.

Raccomandazione 11.30 Grado A 
Malgrado la potenziale efficacia dei corticosteroidi nel contrastare la
componente vasogenica dell’edema cerebrale, attualmente il loro uso nell’ictus
acuto non è indicato.

Raccomandazione 11.31 a Grado D 
La somministrazione parenterale di furosemide (40 mg e.v.)