Sintesi 18-1

I principali aspetti della storia naturale dell'ictus su cui la
ricerca multidisciplinare mirata alla sua prevenzione dovrà confrontarsi
sono:
 | fattori di rischio; |
 | alterazioni vascolari e parenchimali precedenti o conseguenti
agli eventi vascolari; |
 | aspetti clinici. |

Sintesi 18-2 
Nuovi studi epidemiologici dovrebbero valutare l'incidenza dell'ictus
cerebrale in aree geografiche diverse raccogliendo anche dati sui
principali fattori di rischio e sulle modalità di gestione
dell'assistenza sanitaria. L'istituzione di registri di malattia in aree
geografiche definite permetterebbe di reclutare numeri elevati di
pazienti e di confrontare realtà socio-sanitarie diverse. Il
reclutamento di vasti campioni di popolazione renderebbe anche possibile
lo studio (ed il controllo) di fattori di esposizione rari.

Sintesi 18-3 
Occorrono nuovi studi prospettici su vaste coorti di pazienti con
ictus cerebrale allo scopo di definire accuratamente il rischio di crisi
epilettiche e di epilessia e di individuare sottogruppi di pazienti "ad
alto rischio" per i quali porre l'indicazione ad interventi terapeutici
immediati o di prevenzione primaria.
I dati supportano una correlazione bimodale fra depressione e ictus i
cui meccanismi meritano di essere meglio conosciuti mediante esecuzione
di studi ad-hoc.
Nuovi studi sono necessari per una valutazione dei caratteri della
demenza in presenza o meno di ictus cerebrale, per verificare caratteri
comuni e distintivi della malattia di Alzheimer e della demenza
vascolare.

Sintesi 18-4 
Gli aspetti metabolici di rischio da mettere a fuoco comprendono i
fattori:
| Lipidici |
mancano risultati più solidi sul ruolo del
colesterolo e dei trigliceridi come fattori di rischio per
ictus; |
| Diabete mellito I e II
e sindrome metabolica: |
resta da chiarire il ruolo di un adeguato
controllo dell'equilibrio glucidico nella prevenzione dell'ictus
nei pazienti diabetici; |
| Iperomocisteinemia:
|
i meccanismi attraverso cui l'omocisteina
favorisce le malattie vascolari devono essere ancora del tutto
chiariti nell'uomo; mancano studi estesi su popolazioni
rappresentative e l'applicazione di test semplici e di basso
costo che misurino l'omocisteina e indaghino sulle basi
molecolari specifiche per ciascun caso; resta da dimostrare in
studi adeguati se la riduzione dell'omocisteina ottenuta
mediante supplementi vitaminici sia in grado di ridurre in
prevenzione primaria o secondaria eventi clinici ischemici. |

Sintesi 18-5 
I più rilevanti aspetti genetici da mettere ulteriormente a fuoco
comprendono:
 | sistema renina-angiotensina; |
 | fattori di rischio correlati con l'emostasi; |
 | metabolismo lipidico. |

Sintesi 18-6 
I principali obiettivi delle ricerche sui polimorfismi genici sono:
- attribuzione dei valori/livelli di vari enzimi e peptidi con
funzioni diverse ai diversi genotipi;
- stima del rischio relativo/genotipo;
- ottenere la mappa del rischio genetico derivante dalla
caratterizzazione di più genotipi o di interi sistemi.
Sarà parallelamente necessario mettere a punto tecniche rapide di
screening molecolari periferizzabili. Promettenti sono le tecniche di
screening multigene automatizzate che consentono di identificare
genotipi di rischio. Si dovranno valutare le interazioni fra marker di
rischio genetico per ictus e fattori ambientali.

Sintesi 18-7 
La familiarità è oggi universalmente riconosciuta come uno dei
fattori di rischio più importanti per sindromi ischemiche acute. Si
dovrebbero impostare ricerche dedicate per:
- stimare un valore di incidenza e/o prevalenza;
- approfondire il rapporto geni-malattia anche in famiglie non
numerose, grazie anche all'avvento delle nuove tecnologie;
- sviluppare strategie di prevenzione specifiche, con possibilità
di terapie mirate in rapporto a genotipi particolarmente sensibili a
determinatii trattamenti farmacologici.

Sintesi 18-8 
Ulteriori studi dovranno precisare:
 | il significato della positività per anticorpi antifosfolipidi;
|
 | il loro potere predittivo positivo e negativo per eventi
correlati all'ictus; |
 | il problema dei falsi positivi. |
Studi appropriati dovranno dimostrare se altri marker biologici,
quali gli anticorpi anti-beta 2 glicoproteina I o anti-protrombina siano
in grado di distinguere nell'ambito degli anticorpi antifosfolipidi
quelli trombogeni da quelli con il solo significato di epifenomeno.

Sintesi 18-9 
Anche se la letteratura indica che l'aumento del rischio di ictus in
donne in età riproduttiva è molto basso in rapporto alla bassa incidenza
di questa patologia in tale fascia di età, sono necessari dati
epidemiologici ampi e definitivi circa la sicurezza dei trattamenti
contraccettivi ormonali ai fini del rischio di ictus e sull'esistenza di
sottogruppi a maggior rischio. Poiché un ruolo importante amplificante
viene giocato da altri classici fattori di rischio per ictus sono
auspicabili ulteriori studi che caratterizzino meglio i profili di
rischio. È inoltre necessario studiare gli effetti dei diversi preparati
ormonali di più recente introduzione sul rischio di ictus. Resta infine
da stabilire se la terapia sostitutiva post-menopausale sia sempre
controindicata dopo un ictus ischemico.

Sintesi 18-10 
Una moderata e regolare attività fisica durante il tempo libero è
stata dimostrata essere associata ad un ridotto rischio di ictus
rispetto all'inattività ma i risultati vanno presi con cautela perché
esiste una notevole eterogeneità tra gli studi presenti in letteratura
nella valutazione dei livelli di attività fisica nonché nel tipo e nella
frequenza di attività fisica da compiere. Studi randomizzati
appropriatamente condotti potranno fornire dati più precisi e
applicabili sul ruolo dell'attività fisica nella prevenzione dell'ictus.

Sintesi 18-11 
Un moderato consumo di alcool sarebbe un fattore protettivo per ictus
mentre elevate quantità, al contrario, sembrebbero essere un importante
fattore di rischio per tutti i diversi tipi di ictus. Sono necessari
ulteriori studi per confermare questa supposta associazione a
õ tra
consumo di alcool e insorgenza di ictus nonché l'applicabilità del ruolo
protettivo di dosi moderate di alcool.

Sintesi 18.12 
Sono necessari ulteriori studi per valutare le migliori strategie
preventive e terapeutiche per l'ictus in gravidanza e puerperio.

Sintesi 18-13 
Restano ancora da precisare molti aspetti fisiopatologici relativi
all'ictus nell'anziano. In particolare, notevole importanza stanno
assumendo fattori di rischio tipicamente geriatrici che includono
aspetti cognitivi, funzionali e comportamentali. Dato l'impatto
epidemiologico dell'ictus in età avanzata, è inoltre necessario che
vengano specificamente condotti studi di intervento sulla prevenzione e
il trattamento dell'ictus in soggetti anziani e molto anziani.

Sintesi 18-14 
Nell'ictus postoperatorio sono necessari ulteriori studi per
chiarire:
 | le categorie di pazienti a maggior rischio; |
 | le procedure chirurgiche a maggior rischio oltre alla chirurgia
cardiaca; |
 | le strategie di profilassi più adeguate. |

Sintesi 18-15 
Occorre studiare con maggiore attenzione se e con quale fedeltà le
nuove indagini diagnostiche quali ultrasuoni intravascolari (IVUS) e le
tecniche angioscopiche e TC e RM multistrato, identifichino
correttamente le caratteristiche della placca aterosclerotica e possano
predire le sue complicazioni.

Sintesi 18-16 
Deve essere sviluppata la ricerca integrata sui meccanismi locali di
formazione ed evoluzione della placca e su alcuni indici sistemici (di
flogosi, di attivazione dell'emostasi) misurabili in circolo utilizzando
gli stessi pazienti per ambedue i tipi di valutazione.

Sintesi 18-17 
Mancano studi numericamente idonei alla conferma dell'ipotesi di un
ruolo predominante delle infezioni nella patogenesi dell'ictus. Studi di
intervento farmacologico sembrano ridimensionare il ruolo di agenti
infettivi.

Sintesi 18-18 
È necessario sviluppare la conoscenza del possibile ruolo dei
leucociti e dei mediatori infiammatori coinvolti nell'ischemia
cerebrale, in particolare per ottenere maggiori informazioni su:
 | ruolo dei leucociti nella progressione da ischemia cerebrale a
necrosi; |
 | ruolo delle diverse molecole di adesione nella patogenesi del
danno ischemico cerebrale; |
 | correlazione fra espressione di mediatori, loro timing di
rilascio ematico e livelli plasmatici da utilizzare ai fini
prognostici; |
 | possibile ruolo dell'aterosclerosi di per sé, indipendentemente
dall'insulto ischemico, nel variare i livelli circolanti di diversi
mediatori. |

Sintesi 18-19 
La fibrillazione atriale non valvolare cronica comporta un
rimodellamento elettrofisiologico che potrebbe giocare un ruolo
nell'insorgenza e nel mantenimento dell'aritmia. Occorre approfondire le
conoscenze su questi meccanismi per arrivare a comprendere il trigger
dell'aritmia e quindi poter attuare una prevenzione della comparsa della
fibrillazione atriale, piuttosto che dei suoi effetti.

Sintesi 18-20 
Devono ancora essere definite le basi molecolari della fibrillazione
atriale. Un possibile approccio a questo problema è quello di
identificare il gene responsabile della forma familiare della malattia,
per definire la proporzione dei casi con fibrillazione legata ad
alterazioni genetiche, nonché la fisiopatologia dell'aritmia in
condizioni geneticamente determinate.

Sintesi 18-21 
Esistono dati preliminari sul danno cerebrale da embolizzazione
"silente" nella fibrillazione atriale cronica. Si dovrebbero condurre
studi epidemiologici per definire meglio la relazione tra fibrillazione
atriale e demenza da danno cerebrale secondario ai microembolismi.

Sintesi 18-22 
Non sono disponibili dati sicuri per stabilire se l'ecocardiografia
debba far parte dell'approccio raccomandabile a tutti i pazienti con
ictus acuto. In particolare, mancano dati sufficienti per chiarire il
vantaggio di eseguire un ecocardiogramma in sottogruppi di pazienti a
basso rischio. Sono necessari ulteriori studi per valutare il vantaggio
aggiuntivo di eseguire un ecocardiogramma transesofageo (ETE) in
pazienti con normali reperti all'ecocardiogramma transtoracico (ETT).
Deve poi essere ancora chiarito se uno screening con ecocardiografia si
accompagna ad una riduzione del rischio di recidive e a migliore esito.

Sintesi 18-23 
Il progresso della diagnostica con immagini ultrasonore del circolo
intracranico si è attuato attraverso:
 | l'introduzione della metodica angio-power; |
 | l'utilizzo di mezzi di contrasto sia per ottimizzare l'immagine
vascolare intracranica che per lo studio della perfusione tissutale;
|
 | lo studio del microcircolo intracranico mediante tecniche ad
impulsi multipli e basso indice meccanico. |
Importanti sviluppi ha avuto anche il Doppler transcranico funzionale
nel rilievo e nella caratterizzazione dei segnali microembolici.Queste
tecniche necessitano però di ulteriori miglioramenti e di
standardizzazione.

Sintesi 18-24 
Esistono promettenti studi che propongono metodiche non invasive per
lo studio longitudinale di pazienti con placca. La regressione di
placca, come la valutazione dello spessore intima-media, costituisce un
endpoint surrogato per studi di efficacia e pertanto sarà importante
dimostrare che essa si associa alla riduzione di eventi clinici.

Sintesi 18-25 
Due processi patogenetici agiscono nell'ictus ischemico in maniera
sequenziale:
- un evento vascolare, che provoca la riduzione del flusso ematico
e
- eventi parenchimali indotti dall'ischemia, direttamente
responsabili della morte neuronale.
I farmaci anti-eccitotossici hanno dimostrato una straordinaria
attività neuroprotettiva in modelli sperimentali di ischemia cerebrale.
Nessuno di questi ha però avuto esito positivo negli studi clinici
eseguiti finora.
È necessario riconsiderare i motivi che hanno portato alle discrepanze
fra risultati sperimentali e studi clinici. Sono attualmente in fase di
sviluppo nuove strategie che promettono di dare risposte più chiare
circa l'efficacia della terapie neuroprotettive nell'ictus.

Sintesi 18-26 a 
Il trattamento della fibrillazione atriale e soprattutto la sua
prevenzione si sta di recente orientando verso trattamenti farmacologici
che possano contrastare il processo di rimodellamento elettrofisiologico
e contrattile che facilita l'instaurarsi dell'aritmia e la sua
cronicizzazione. Le acquisizioni in questo campo vanno di pari passo con
la comprensione dei processi responsabili delle modificazioni
morfo-funzionali dell'atrio, e dei fattori umorali ed endocrini che ne
sono protagonisti quali angiotensina II e mediatori dell'infiammazione.
Benché i meccanismi molecolari che vanno dall'attivazione del sistema
renina-angiotensina-aldosterone all'induzione di fibrillazione atriale
e/o al rimodellamento atriale responsabile della sua cronicizzazione
siano ancora in larga parte sconosciuti, questi dati consolidano il
razionale dell'uso di ACE-inibitori e antagonisti recettoriali
dell'angiotensina II in pazienti con condizioni che predispongono
all'insorgenza dell'aritmia e delle sue complicanze - come ipertensione
e insufficienza cardiaca - e suggeriscono possibili applicazioni anche
per la prevenzione della cronicizzazione della fibrillazione atriale
"isolata".
Sintesi 18-26 b 
Poiché gli acidi grassi poliinsaturi (PUFA) n-3 agiscono su vari
parametri e processi coinvolti nella predisposizione alla fibrillazione
atriale, come pressione arteriosa, funzione ventricolare, infiammazione,
oltre a svolgere un effetto antiaritmico diretto, sono necessari studi
volti a valutare la loro potenzialità terapeutica sulla fibrillazione
atriale in diverse condizioni cliniche.
Sintesi 18-26 c 
Le osservazioni sia precliniche che cliniche suggeriscono un
potenziale ruolo delle statine nella prevenzione della fibrillazione
atriale. Tuttavia sono necessari studi clinici prospettici, randomizzati
e su più larga scala per stabilire se le statine possano essere
realmente impiegate per la prevenzione delle aritmie cardiache.

Sintesi 18-27 
In pazienti con ictus cardioembolico l'introduzione di una terapia
anticoagulante nelle prime 48 ore non appare complessivamente
vantaggiosa, ma il rischio-beneficio in sottogruppi di pazienti a
rischio particolarmente elevato appare ancora incerto. La tempistica
ottimale di inizio della terapia anticoagulante orale dopo le prime 48
ore rimane indeterminata.

Sintesi 18-28 
Nuovi studi dovrebbero identificare il trattamento antitrombotico
ottimale per i pazienti con dissecazione dei grossi tronchi arteriosi e
determinare il rischio di recidiva a breve e lungo termine ed i fattori
predisponenti. Per i pazienti con trombosi dei seni venosi cerebrali
rimane da determinare la sicurezza della terapia anticoagulante in
pazienti con infarcimento emorragico e la durata della stessa in
prevenzione secondaria.

Sintesi 18-29 
Il ruolo dell'associazione di antiaggreganti piastrinici nella
prevenzione secondaria dell'ictus non cardioembolico potrebbe essere
rivalutato in alcune categorie di pazienti nei quali un più favorevole
rapporto rischio/beneficio sia prospettabile.

Sintesi 18-30 
I dati più recenti rafforzano ulteriormente le evidenze di un
rapporto rischio/beneficio sfavorevole nell'impiego di anticoagulanti
orali per la prevenzione secondaria dell'ictus non cardioembolico.

Sintesi 18-31 
Nuovi studi sono necessari per meglio identificare le cause di eventi
ischemici in corso di terapia antiaggregante piastrinica e per proporre
strategie alternative di prevenzione secondaria mirate.

Sintesi 18-32 
I dicumarolici sono i farmaci più efficaci nella prevenzione
secondaria dell'ictus ischemico in pazienti con fibrillazione atriale.
Potenziali alternative potranno essere rappresentate da nuovi farmaci
antitrombotici orali in fase di sperimentazione.

Sintesi 18-33 
Il beneficio dell'associazione di anticoagulanti orali e
antiaggreganti piastrinici in pazienti con fibrillazione atriale rimane
incerto e andrebbe determinato in studi condotti in pazienti a rischio
embolico elevato.

Sintesi 18-34 
Nella prevenzione secondaria dell'ictus ischemico in pazienti
portatori di protesi valvolari meccaniche l'associazione di
anticoagulanti orali ed antiaggreganti piastrinici appare favorevole.
Più incerto il rischio/beneficio in caso di utilizzo di range
terapeutici più elevati.

Sintesi 18-35 
Non vi sono evidenze per identificare le migliori strategie di
prevenzione secondaria dell'ictus ischemico in pazienti portatori di
pervietà del forame ovale.

Sintesi 18-36 
Nuovi studi dovrebbero identificare i fattori di rischio per una
trasformazione emorragica in corso di profilassi del tromboembolismo con
eparina a basso peso molecolare per migliorarne il profilo di sicurezza.
L'efficacia della profilassi con calze elastiche è in corso di
valutazione. La durata della profilassi antitrombotica non è nota.

Sintesi 18-37 
L'incidenza di trombocitopenia eparina-indotta in pazienti con ictus
che ricevono dosi terapeutiche o profilattiche di eparina non frazionata
o a basso peso molecolare non è nota. L'impiego di farmaci alternativi
alle irudine ricombinanti per il trattamento di questa sindrome è
promettente, ma richiede ulteriori valutazioni.

Sintesi 18-38 
L'utilizzo di dosi terapeutiche di eparina a basso peso molecolare in
pazienti con insufficienza renale grave (clearance della creatinina <30
mL/min) è associato ad un significativo incremento del rischio
emorragico. Non esistono dati sufficienti circa la sicurezza delle dosi
profilattiche in questi pazienti.

Sintesi 18-39 
In pazienti in terapia con warfarin, asintomatici per sanguinamenti,
basse dosi di vitamina K per via orale sono efficaci nel portare valori
di INR superiori a 4,5 entro il range terapeutico dopo 24 ore. La reale
utilità clinica in termini di prevenzione degli eventi emorragici non è
nota.

Sintesi 18-40 
La terapia delle emorragie maggiori in pazienti in terapia
anticoagulante orale prevede, oltre all'immediata sospensione del
farmaco, la somministrazione di vitamina K endovena e di plasma fresco
congelato o concentrati protrombinici. Anche se non vi sono studi di
confronto, i concentrati protrombinici potrebbero essere preferibili
nelle emorragie potenzialmente fatali. L'impiego di fattore VIIa
ricombinante è una possibile alternativa, ma i dati sono pochi ed il
farmaco non è approvato per questo utilizzo.

Sintesi 18-41 
Sono necessari studi di farmaco-economia per dimostrare che un
adeguato sistema di controllo clinico dei pazienti in TAO in strutture
sanitarie dedicate è economicamente conveniente perché riduce le
complicanze del trattamento e quelle del non trattamento. Ulteriori
studi dovranno confermare il ruolo di programmi informatici nella
gestione di tali pazienti.
La possibilità di gestire la TAO in tutto o in parte al di fuori degli
ambienti tradizionali (laboratorio e medico prescrittore) è stata presa
in considerazione già alla fine degli anni '80. Tuttavia, è negli ultimi
anni che questo tipo di gestione sta ricevendo consensi sempre più
vasti, soprattutto in Germania. Ciò è dovuto essenzialmente alla
disponibilità di apparecchi portatili per la misura dell'INR sempre più
affidabili ed al continuo aumento del numero dei pazienti, che rende
inevitabile il decentramento della gestione della TAO.
È necessario tuttavia precisare che esistono ancora problemi di
standardizzazione e che i diversi apparecchi non possono essere usati in
maniera del tutto intercambiabile.
Studi appropriati dovranno valutare le diverse possibilità organizzative
e come ottenere una maggiore sicurezza dell'automonitoraggio della TAO
da parte del paziente.

Sintesi 18-42 
Sono necessari ulteriori studi sulla persistente reattività
piastrinica sotto antiaggreganti per valutare:
- la possibilità di una definizione condivisa di persistente
reattività piastrinica in corso di antiaggreganti;
- i metodi di laboratorio in grado di identificarla;
- quali siano le indicazioni di comportamento nella gestione di
questi pazienti nella prevenzione secondaria dell'ictus.

Sintesi 18-43 
Negli ultimi anni la ricerca clinica ha studiato e validato l'impiego
di nuove terapie anticoagulanti, la cui caratteristica fondamentale è la
selettività del meccanismo d'azione; questa capacità di bloccare uno
specifico "target" della cascata emocoagulativa differenzia tali farmaci
sia dalle eparine che dagli anticoagulanti orali che al contrario
interagiscono in modo non selettivo a più livelli della trombogenesi.
Altra caratteristica importante che accomuna i nuovi farmaci è la
maneggevolezza e la facilità di impiego, in quanto per i più importanti
di essi non è solitamente necessario alcun monitoraggio laboratoristico.
Anche se gli studi in corso daranno prove di efficacia e sicurezza per
questi nuovi farmaci resteranno comunque poi da valutare importanti
aspetti clinici, gestionali e farmacoeconomici:
 | l'impatto economico e le decisioni circa la rimborsabilità che
saranno prese dalle agenzie regolatorie; |
 | i problemi di compliance in rapporto alla mancanza di un
controllo di laboratorio in grado di monitorizzarla; |
 | la tossicità e gli effetti indesiderati a lungo termine; |
 | il rischio di uso inappropriato per la semplificazione eccessiva
della terapia. |

Sintesi 18-44 
Sono necessari ulteriori studi (in particolare di prevenzione
primaria) sulle terapie ipocolesterolemizzanti per chiarire diversi
aspetti fra cui:
 | una migliore conoscenza dei meccanismi attraverso i quali le
statine riducono il rischio di ictus; |
 | in particolare va stabilito nell'uomo attraverso studi
appropriati qual è il ruolo dei diversi meccanismi delle statine
indipendenti dall'azione ipolipidemizzante dimostrati nell'animale:
regressione o stabilizzazione della placca, miglioramento della
funzione endoteliale, effetti antiinfiammatori, effetti
antitrombotici e/o altri meccanismi; |
 | le differenze fra le diverse statine possono determinare effetti
variabili nella prevenzione dell'ictus ischemico? |
 | alla luce di dati preliminari sull'animale sperimentale, esiste
un ruolo per una terapia con statine fino dalle fasi acute
dell'ictus? |
Infine sono necessari studi per meglio chiarire chi trattare: ad
esempio esiste una discreta evidenza che è utile trattare il diabetico,
l'iperteso e il soggetto con colesterolo HDL basso.

Sintesi 18-45 
È necessario sviluppare ricerche dedicate per verificare se possano
essere i polimorfismi genici, con le loro relative ripercussioni
fenotipiche, ad influenzare la risposta ai farmaci, insieme ed in
alternativa all'assetto metabolico-enzimatico selettivamente destinato
al metabolismo del farmaco stesso.

Sintesi 18-46 
Le possibili prospettive di ricerca nel campo della nutrizione
riguardano diversi settori:
 | la prevenzione primaria; |
 | la gestione della fase acuta dell'ictus; |
 | la riabilitazione. |

Sintesi 18-47 
Alla luce dei recenti studi, l'endoarteriectomia carotidea è ancora
da considerarsi il gold standard di trattamento per i pazienti
sintomatici con stenosi ≥50% ed asintomatici con stenosi ≥60%. Permane
consolidata l'indicazione allo stenting solo nei casi cosiddetti ad alto
rischio chirurgico. Nuove prospettive di ricerca mirano a confrontare i
risultati ottenibili dallo stenting o dalla chirurgia in fase precoce, e
a randomizzare per tali trattamenti pazienti asintomatici.

Sintesi 18-48 
L'individuazione di criteri diagnostici specifici costituisce la
principale priorità operativa prima dell'utilizzo clinico della
categoria nosografica rappresentata dalla "depressione vascolare".

Sintesi 18-49 
Fra i disturbi neuropsichici post-ictali, la "sindrome
depressiva-disesecutiva" sembra costituire la forma con preminente base
neurobiologica.
In ambito terapeutico, un obiettivo prioritario sarà quello di valutare
l'utilità, in particolari tipologie di pazienti (afasici, aprosodici,
anosognosici, dementi), di un intervento di tipo profilattico sulla
depressione post-ictus.

Sintesi 18-50 
Nell'ambito del deterioramento cognitivo vascolare andrà valutato il
ruolo delle neuroimmagini come strumenti surrogati di identificazione
nelle fasi preclinica e subclinica.
È auspicabile che i futuri studi di prevenzione primaria delle patologie
vascolari incorporino misure cognitive come endpoint primari.
Per i suoi aspetti di omogeneità e progressività, la variante
sottocorticale di demenza vascolare è quella che continuerà a prestarsi
maggiormente a costituire oggetto di studi farmacologici.
Per la "demenza mista" sono auspicabili ulteriori studi volti a validare
strumenti in grado di determinare il peso relativo delle componenti
vascolare e degenerativa.

Sintesi 18-51 
Nell'ambito del deterioramento cognitivo globale post-ictale, mancano
tuttora studi di follow-up a medio-lungo termine. Per le sequele
neuropsicologiche lievi e/o minori, estremamente frequenti, mancano
studi che ne valutino l'impatto prognostico sui principali esiti
funzionali.
Le più moderne metodiche di neuroimmagine permetteranno di precisare
sempre meglio le basi fisiopatogenetiche e i meccanismi di
riorganizzazione funzionale e strutturale sottostanti le molteplici
varianti dei deficit cognitivi focali post-ictali (afasie, agnosie,
aprassie, neglect).
Pur con alcune significative eccezioni, mancano tuttora forti evidenze
scientifiche in molti settori della riabilitazione cognitiva e della
terapia farmacologica dei deficit cognitivi focali post-ictali.

Sintesi 18-52 
I punti critici della ricerca in riabilitazione concernono numerosi
ambiti, dalla selezione degli obiettivi, alla scelta delle misure di
risultato alla definizione degli interventi. Per ciascuno di essi la
letteratura è attualmente fertile di proposte. In particolare, ai fini
della formulazione di una prognosi precoce ed accurata, grande
attenzione è stata dedicata all'individuazione di indicatori strumentali
del recupero motorio mediante l'impiego di Potenziali Evocati Motori,
risonanza magnetica funzionale, tomografia ad emissione di positroni. La
ricerca delle tecniche riabilitative più efficaci ed efficienti è
accompagnata dal tentativo sempre più frequente di correlare i benefici
funzionali osservati nella pratica quotidiana con elementi suggestivi di
riorganizzazione corticale, premessa ritenuta indispensabile al fine di
giustificare un ri-apprendimento motorio.
Sulla scorta di tali osservazioni vengono privilegiati approcci che
avvalorano da un lato la realizzazione di esercizi cosiddetti "task-oriented"
e dall'altro perseguono quest'obiettivo identificando le singole
sequenze motorie di un profilo complesso di movimento e promuovendone
l'apprendimento mediante esecuzione reiterata.

Sintesi 18-53 
Tutte le informazioni derivanti da studi in corso o futuri dovranno
essere utilizzate per mettere a punto un intervento preventivo sempre
più "adattato" al singolo paziente.

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