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Siamo giunti alla V edizione delle
Linee Guida Italiane per la Prevenzione, la Diagnosi e il
Trattamento dell’Ictus Cerebrale.
Sono passati dieci anni da quando nel giugno del 1997 a
Firenze, un Neurologo, un Medico di Medicina Generale, un
Metodologo, un Chirurgo Vascolare e il sottoscritto, da me
coordinati, si sono riuniti attorno ad un tavolo, per
lanciare insieme una sfida: creare un documento di
raccomandazioni di buona pratica clinica sull’ictus
cerebrale, che fosse condiviso da tutta la comunità
clinico-scientifica che si occupa a vario titolo delle
problematiche connesse con le malattie cerebrovascolari.
È iniziato da allora un lavoro intenso, partecipato,
coinvolgente, entusiasmante.
Da un lato si è data dignità, consapevolezza e importanza
ad una patologia, come l’ictus, da troppo tempo considerata
una ineluttabile evenienza dell’età avanzata, verso la quale
non vi era molto da fare e dall’altro si è creata una
aggregazione che solo una patologia multidisciplinare e
multiprofessionale come questa poteva catalizzare, estendendo
i campi di interesse non solo agli aspetti clinici classici,
ma anche a quelli, inediti per quel periodo, dell’economia
sanitaria, della bioetica, della tutela del paziente, della
comunicazione e del rapporto
medico-paziente-familiari-istituzioni.
A dieci anni di distanza il lavoro di SPREAD rimane per il
momento l’unico esempio in Italia di Linee Guida condivise a
livello clinico e scientifico ed integralmente adottate da
molti enti istituzionali, Ministero della Salute e Assessorati
Regionali in testa.
Anche per la 5a edizione i Colleghi che hanno partecipato e
condiviso questo lavoro hanno garantito un impegno intenso e
hanno vissuto un momento di intensa crescita comune.
Nella pratica clinica occorre ormai tener presente in
termini di evidenze non solo il risultato forte/debole di uno
studio clinico randomizzato e controllato (RCT), ma anche il
peso dell’evidenza, la qualità metodologica degli studi
analizzati, la trasferibilità nei diversi contesti; tutto ciò
richiede necessariamente un “giudizio ponderato” sul complesso
del contenuto informativo, che diventa sempre meno soggettivo
quanto più si basa esplicitamente sulla valutazione dei vari
criteri descritti nelle specifiche liste di verifica messe a
punto da diversi organismi (SIGN, CEBM, etc).
Le raccomandazioni espresse in queste linee guida
costituiscono la sintesi conclusiva dell’attività del gruppo
di lavoro multidisciplinare e multiprofessionale, e la forza
della raccomandazione è legata al livello delle evidenze
riscontrate in letteratura, tenendo conto esplicitamente della
generalizzabilità, applicabilità, consistenza e impatto
clinico della raccomandazione.
È stata tenuta in precisa considerazione nell’ambito della
“medicina basata sulle evidenze” e delle “linee guida” la
centralità delle “preferenze del paziente”, concetto che apre
la strada alle alternative diagnostiche e terapeutiche sia del
medico che del paziente, e apre una visione del rapporto
medico-paziente diversa, più attuale, dialogica, e per certi
versi “più democratica”.
Il Gruppo multisciplinare in questi anni si è esteso fino a
comprendere 145 Partecipanti.
Trentasette Società scientifiche e due associazioni di
pazienti hanno partecipato alla stesura di questa edizione e
hanno dato l’assenso alle nuove linee guida per l’ictus.
Per questa edizione il lavoro del gruppo ha dato vita da un
volume di oltre 600 pagine con più di 4600 riferimenti
bibliografici, 313 sintesi, 408 raccomandazioni di cui 49 di
grado A, 40 di grado B, 50 di grado C, 202 di grado D e 67
Good Practice Points.
Le Linee Guida SPREAD scaturite dalla integrazione e dal
potenziamento fra specifiche competenze diverse hanno subito
come per le altre edizioni quel cimento dialettico che
rappresenta l’unico processo in grado di consentire di
individuare le evidenze realmente considerabili tali o per un
determinato contesto clinico la migliore evidenza o l’evidenza
adiacente più appropriata in assenza di evidenze specifiche.
Queste Linee Guida, dirette a tutti i medici che si
occupano di ictus, sono state messe a punto con l’obiettivo di
poter rappresentare un preciso riferimento in particolare per
il medico di medicina generale, per il cardiologo, o
l’internista, o lo specialista di settore e di poter essere
uno strumento utile per i medici dell’emergenza nel difficile
lavoro quotidiano di gestione dei pazienti con ictus acuto.
Al termine di questi primi dieci anni di lavoro comune
sento di dovere un ringraziamento profondo a tutti i Colleghi
che, nei diversi ruoli e con le diverse specifiche competenze,
hanno accettato di cimentare le loro visioni e le loro prassi
cliniche con quelle di altri Colleghi esperti in un lavoro
intenso, faticoso, complesso.
Il ringraziamento è duplice: per aver contribuito ad un
risultato finale che ha incontrato l’approvazione di tante
illustri Società e per aver consentito ancora una volta a me e
a tutti gli altri Colleghi di condividere un’esperienza di
lavoro assai gratificante e, per molti versi, entusiasmante.
Un ulteriore doveroso e sentito ringraziamento va poi
indirizzato ai responsabili di Bayer Healthcare Italia, oggi
Bayer-Schering, che hanno consentito in modo del tutto
incondizionato al gruppo SPREAD di lavorare e di produrre i
tangibili risultati che tutti oggi apprezzano.
Da oggi il gruppo è impegnato per prepararsi ad un
cambiamento importante. Dopo dieci anni credo utile ripensare
il senso del nostro lavoro e dare inizio ad un nuovo modulo
interpretativo, non tanto sulla definizione di Linea Guida,
quanto sul problema sempre più attuale della sua applicazione
e della sua implementazione.
SPREAD, ormai, non è solo una linea guida: è divenuto un
testo di riferimento per l’ictus cerebrale nel nostro Paese.
Ma quale è il confine fra testo e linea guida? Quali sono
le chiavi interpretative che rendono una linea guida
utilizzabile nei vari contesti della pratica quotidiana? Nella
medicina moderna è ancora valida la formula del rinnovo di
tutto il testo ogni 2 anni? Nell’era delle comunicazioni
globali, quanto conta il giudizio degli Esperti? Quale è il
moderno ruolo del paziente/familiare consapevole nell’era
dell’approccio democratico ai profili di cura?
Su questi interrogativi, il Gruppo degli Autori di SPREAD
si interrogherà, rifletterà e lavorerà nei prossimi anni.
Forse avremo meno prodotti cartacei e più prodotti
informatici, probabilmente avremo meno supporti statici e più
supporti dinamici, sicuramente cercheremo più riscontri dai
vari fruitori e meno giudizi teorici.
SPREAD del futuro da Stroke
PRevention and Educational
Awareness Diffusion
potrebbe diventare: Stroke:
Personal RElease
Assessed
on Demand.
In ogni caso il Gruppo si è già messo al lavoro e quel che
è certo è che SPREAD continuerà.
Si è molto parlato di evidenze scientifiche ma anche di
personalizzazione degli interventi. Concludo quindi con 3
regole che potrebbero essere il paradigma dell’approccio
ragionevole e sostenibile alle linee guida: