SPREAD V Ed.

Volume - Appendice II
Il ruolo della medicina generale nella prevenzione primaria dell’ictus cerebrale - problemi etici ed economici relativi allo screening

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Autori
1. Introduzione
2. Metodi
3. Glossario
4. Epidemiologia
5. Diagnosi non in acuto
6. Fattori di rischio
7. Prevenzione primaria
8. Acuto-Ricovero
9. Acuto-Diagnosi
10. Acuto-Terapia
11. Acuto-Fase di stato
12. Prevenz. secondaria
13. Terapia chirurgica
14. Post-ictus
15. Riabilitazione
16. Complicanze
17. Giovanile-Cause rare
18. Ricerca
Considerazioni Finali
A-I. Metodologia statistica
A-II. MMG e prevenzione
A-III. Etica e risorse
A-IV. Protocolli in acuto

(documento pdf: 75 kB):

1. PREVENZIONE PRIMARIA E MEDICINA GENERALE

La Medicina Generale costituisce il punto chiave della prevenzione primaria; essa è infatti “la specialità medica che fornisce un’assistenza continuativa e completa all’individuo e alla famiglia” (American Academy of Family Physicians), “una forma di assistenza medica in cui assumono particolare importanza il contatto primario e la responsabilità continuativa nei confronti del paziente, sia nella prevenzione che nella terapia” (American Board of Family Practice), “un servizio medico primario, continuo e completo, orientato al paziente nella sua interezza e rivolto agli individui, alle famiglie e alle comunità di cui essi fanno parte” (Royal Australian College of General Practitioners).

Il Consensus Statement 2002 della Società Europea di Medicina Generale/Medicina di Famiglia (WONCA EUROPE) ha stilato la definizione europea di Medicina Generale/Medicina di Famiglia individuando le competenze fondamentali del Medico di Medicina Generale/Medico di Famiglia: la Medicina Generale/Medicina di Famiglia è una disciplina accademica e scientifica, con suoi propri contenuti educativi, con una sua propria ricerca, con una sua propria base di evidenze e di attività clinica, ed è una specializzazione clinica orientata alle cure primarie.[1]

bulletÈ normalmente il punto di primo contatto medico nell’ambito del sistema sanitario, che fornisce accesso aperto e illimitato ai suoi utenti, trattando tutti i problemi di salute indipendentemente da età, sesso, o da qualsiasi altra caratteristica della persona interessata.
bulletFa uso efficiente delle risorse sanitarie attraverso il coordinamento dell’assistenza, collaborando con altri professionisti nel contesto delle cure primarie, e gestendo l’interfaccia con le altre specializzazioni patrocinando la causa del paziente quando necessario.
bulletSviluppa un approccio centrato sulla persona, orientato all’individuo, alla sua famiglia e alla sua comunità.
bulletHa un processo di consultazione unico, il quale stabilisce una relazione che si sviluppa nel tempo, attraverso una comunicazione efficace tra medico e paziente.
bulletÈ responsabile dell’erogazione della continuità longitudinale delle cure, determinate dalle necessità del paziente.
bulletHa uno specifico processo decisionale, determinato dalla prevalenza e dall’incidenza della malattia nella comunità.
bulletGestisce simultaneamente problemi di salute acuti e cronici dei singoli pazienti.
bulletGestisce malattie che si presentano in modo indifferenziato ad uno stadio precoce di sviluppo, le quali possono richiedere un intervento urgente.
bulletPromuove la salute e il benessere mediante interventi sia appropriati sia efficaci.
bulletHa una specifica responsabilità per la salute della comunità.
bulletTratta i problemi di salute nelle loro dimensioni fisiche, psicologiche, sociali, culturali ed esistenziali.

In qualunque provvedimento di politica sanitaria si privilegia il momento preventivo e si sottolinea che il medico generale, l'operatore sanitario più importante nell'ambito dell'assistenza primaria, rappresenta un educatore impegnato in attività finalizzate al benessere dei propri assistiti e alla prevenzione delle malattie. Il medico generale ha il "polso" e "l'indice di rischio" del soggetto, disponendo di tutti gli elementi di giudizio necessari e avendo l'opportunità di seguire la storia clinica del paziente per molti anni.

È bene rilevare che la prevenzione dell'ictus risponde a tutti i requisiti richiesti da un programma di prevenzione e sorveglianza sanitaria (Tabella I).[2]

In Italia, tuttavia, i medici di medicina generale lavorano ancora in larga misura in termini di “medicina di attesa”, cioè vengono chiamati a rispondere al bisogno espresso dal paziente e svolgono, con questo modello comportamentale, un ruolo prevalentemente passivo inadeguato all’azione preventiva,[3] dal momento che la medicina di attesa risponde soltanto al bisogno percepito.

La medicina generale oggi, alla luce delle evidenze scientifiche che spingono ad un intervento sempre più precoce ed aggressivo sui fattori di rischio non solo in prevenzione secondaria ma anche e soprattutto nelle persone sane, constatato il divario esistente tra EBM e pratica clinica, ha bisogno di sgravarsi dell’inutile per affrontare i temi della qualità complessiva, attraverso pratiche di opportunità e d'iniziativa, in termini di efficienza, efficacia, appropriatezza e pari opportunità di accesso.

L’efficacia dell’ azione preventiva in medicina generale si fonda infatti su:

bulletla "medicina di iniziativa", rivolta alle persone sane, che si realizza nell'ambito di programmi di screening di popolazione e si basa su manovre di prevenzione e diagnosi precoce.[3] Si invitano gruppi di pazienti per spiegare o insegnare loro interventi educativi.[4]
 
bulletla "medicina di opportunità", in cui il medico intraprende azioni di prevenzione individuale o di educazione sanitaria nei riguardi di un paziente che si rivolge a lui per altri motivi.[3] Questa strategia è più semplice e maggiormente realizzabile, perché non richiede un intervento rivolto a tutte le persone a rischio nello stesso momento, ma si attua sul singolo soggetto che viene in ambulatorio. Il presupposto è che il medico generale, nell'arco di cinque anni, ha almeno un contatto con tutta la popolazione che assiste.[3] Se è vero che buona parte dei giovani adulti si reca dal proprio medico con una certa regolarità (l’81,1% dei maschi e l’87,4% delle femmine tra 30 e 39 anni ha almeno un contatto in due anni con il proprio medico) [5] è anche vero che i motivi di incontro sono legati per lo più a patologie acute non gravi o ad esigenze di carattere burocratico-amministrativo; è proprio in tali occasioni che potrebbe essere facilmente colta l’opportunità di affrontare il tema dei fattori di rischio, dei determinanti di salute e degli stili di vita. Nello studio VIS (“Vivere In Salute”),[6] progetto di prevenzione primaria cardiovascolare su un campione di quarantenni della regione Friuli Venezia Giulia, è stato dimostrato che la medicina di iniziativa e di opportunità è un mezzo molto più efficiente ed efficace di quella di attesa per la raccolta dati necessaria alla valutazione del rischio cardiovascolare globale nella popolazione di giovani adulti. Un ulteriore studio condotto dalla Società Italiana di Medicina Generale esteso su una popolazione di 206·660 assistiti afferenti a 151 medici di medicina generale ha dimostrato come dal 1996 al 2002 il numero dei contatti standardizzati per mille pazienti/anno abbia subito un incremento del 50,82%, passando dai 4·927 del 1996 ai 7·430 del 2002.[7]
 
bulletLa “medicina anticipatoria” racchiude il concetto di medicina d'iniziativa e di opportunità citate, si è sviluppata in Gran Bretagna nei primi anni '80,[8] e ha trovato ampio riconoscimento da parte del SSN inglese con il contratto stipulato nel 1990.[9] Tuttavia, secondo i risultati di un’indagine nazionale Italiana presentati nel novembre 2001, la proporzione di medici italiani di medicina generale che usa la medicina di anticipazione (o di iniziativa) è pari al 16%, mentre il 49% dei medici generali dichiara di non conoscerne il significato.[10]

È ormai stabilmente riconosciuto che la prevenzione dell'ictus comincia con il controllo e trattamento dei fattori di rischio.[11] Per ridurre l'incidenza dell'ictus c'è un consenso internazionale,[12] nel ritenere fondamentali due "tipi" di strategie preventive, che sono, di fatto, complementari:

bulletl’approccio di “massa” o “strategia di massa nella popolazione” con l’obiettivo di promuovere stili di vita adeguati a vivere in salute nell’intera popolazione al fine di diminuire il livello medio dei fattori di rischio principali;
 
bulletl’approccio al singolo soggetto con alto rischio o “strategia individuale sul rischio elevato”che impone una volta conosciuti ed identificati i fattori di rischio la loro correzione e il loro controllo.

Ancora più a monte, tuttavia, si impone un intervento di motivazione del paziente stesso per la realizzazione del concetto di approccio educativo come presidio terapeutico. Anche qui il medico generale può agire meglio di qualunque altro operatore sanitario. Lo scopo, infatti, non è solo di informare i pazienti, ma prima di tutto di persuaderli ad attuare cambiamenti radicali nello stile di vita. La mancanza di motivazione vanifica il migliore programma di istruzione e il lavoro degli "insegnanti" più determinati.[13]

Affinché l'agire nella pratica quotidiana del medico generale sia svolto in modo mirato, è bene conoscere l'entità del rischio relativo dei vari fattori di rischio per l'ictus. Questo consente di raggiungere l'obiettivo preventivo il più velocemente possibile e con il minor sforzo. Tanto più alto è il rischio relativo, tanto maggiore sarà l'influenza del fattore di rischio sullo sviluppo della malattia stessa, quindi è bene che il medico generale indirizzi gli sforzi preventivi o i suggerimenti alle modifiche dello stile di vita e/o al trattamento, principalmente sul/sui fattore/i con il più alto rischio relativo nel soggetto in esame.

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2. Problemi etici relativi allo screening

A proposito degli screening di popolazione, implicitamente indicati come strumento di prevenzione primaria nella sezione precedente, si pone il problema bioetico generale di questo tipo di intervento di sanità pubblica. Sintetizzando le indicazioni etiche cui giunge un interessante documento elaborato dalla Consulta di Bioetica,[14] uno screening è eticamente accettabile quando:

bulletvi è un ampio consenso nella comunità scientifica sulla sua attendibilità;
bulletcoloro che propongono lo screening sono in grado di fornire indicazioni sui criteri per la determinazione delle popolazioni a rischio e sul grado di efficacia dello screening proposto, precisando, quando è possibile, le previste percentuali di falsi negativi e di falsi positivi;
bulletè previsto un modello di comunicazione con le persone interessate dallo screening che garantisca un'informazione corretta e permetta la formulazione di un consenso informato;
bulletle autorità pubbliche hanno valutato i costi e i benefici del progetto, tenendo conto degli altri programmi alternativi che il finanziamento dello screening renderebbe impossibile realizzare;
bulletsono previsti gli interventi terapeutici e assistenziali ai quali la popolazione dovrà essere avviata in seguito ai risultati dello screening;
bulletle informazioni sulle singole persone coinvolte in uno screening restano assolutamente riservate, per evitare ripercussioni sull'accesso al lavoro, sulle coperture assicurative e sui rapporti familiari.

Sebbene si possa esprimere un parere favorevole, sul piano etico, alle campagne intese ad accrescere la consapevolezza per l'individuazione precoce dei fattori di rischio modificabili, quali il fumo di sigaretta, il consumo eccessivo di alcool, la sedentarietà, l'eccesso ponderale: si tratta essenzialmente di campagne di educazione sanitaria rivolte alla popolazione generale, volte alla modificazione degli stili di vita, che hanno certo grande importanza, ma non sono affatto specifiche per l'ictus, in quanto valgono per lo stato di salute in generale ed inoltre sono di efficacia non adeguatamente documentata.[15]

Sembrano utili e importanti gli screening, sia formali (cioè diretti alla popolazione nel suo insieme, al di sopra di un limite di età da precisare), sia informali (sotto forma di esami routinari richiesti dal medico di medicina generale), tendenti a individuare altri fattori di rischio modificabili (attraverso la dieta e/o tramite l'uso di farmaci) e largamente diffusi, quali l'ipertensione arteriosa, il diabete mellito e l'iperlipemia.

Assai meno ovvia è l'opportunità di screening dei fattori di rischio molto meno diffusi, quali le anomalie dell'emostasi che predispongono alla trombosi (p.e. deficit di proteina C ed S, dosaggio dell'omocisteinemia, ricerca della mutazione Leiden del fattore V, etc). Circa questi ultimi, non sembrano da proporre alla popolazione generale, mentre potrebbe essere ragionevole uno screening rivolto a popolazioni a rischio, come i familiari di soggetti colpiti da ictus in giovane età o da altre patologie trombotiche non neurologiche sospette (p.e. trombosi venose ripetute).

Altrettanto controversa appare l'opportunità di uno screening di popolazione per l'ateromasia carotidea. Oggi uno screening di questo tipo sarebbe tecnicamente realizzabile in maniera completamente non invasiva attraverso l'eco-Doppler dei tronchi sovraaortici.

I risultati sostanzialmente deludenti dello studio ACAS sembrano contro l'opportunità di tale screening.[16] Tuttavia secondo alcuni uno screening di questo tipo potrebbe essere rivolto ai soggetti con fattori di rischio multipli.

Chi debba essere l'agente delle iniziative di prevenzione e più in generale chi debba essere il referente della comunità per la prevenzione dell'ictus è tuttora controverso.

Il referente per la prevenzione e in particolare per l'implementazione delle future linee guida per la prevenzione dell'ictus dovrebbe essere il medico di medicina generale, dato che gran parte delle iniziative tese a prevenire questa patologia non sono per essa specifiche, ma riguardano anche la prevenzione di altre patologie, vascolari e non; a seconda delle circostanze, inoltre, potrebbero essere referenti altre figure professionali.

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3. PROBLEMI ECONOMICI RELATIVI ALLO SCREENING

Alle preoccupazioni di carattere etico precedentemente esposte, l'economia ne aggiunge altre i cui risvolti si intrecciano sia con quelle, sia con problemi di programmazione sanitaria e di scelte cliniche. L'obiettivo della prevenzione è la riduzione della spesa sanitaria, o un impiego più efficiente della stessa, anche mediante un suo aumento? (Berwick sostiene che solamente in pochi casi i programmi di prevenzione ridurrebbero la spesa).[17] A tale proposito è opportuno richiamare il paradosso della prevenzione secondo il quale programmi che apportano ampi benefici per la collettività (ad esempio in numero di morti evitate) offrono scarsi benefici ai suoi partecipanti.[18]

Limitando queste riflessioni alla prevenzione primaria, un paradigma inteso come l'insieme degli aspetti atti a descrivere e a sviluppare la valutazione e l'analisi economica in questo settore dovrebbe includere i seguenti punti:

bulleti programmi si sviluppano su orizzonti temporali estesi;
bulletle quantità di risorse allocate sono elevate;
bulletnormalmente i costi indiretti eccedono i diretti, così pure i benefici;
bulletun singolo programma ha vari effetti su differenti patologie e non soltanto su quella per la quale viene realizzato;
bulletnumerosi fattori di rischio sono individuati per una patologia, ma molte malattie hanno fattori di rischio in comune; sarebbe pertanto auspicabile un'analisi simultanea di differenti programmi di prevenzione.

Inoltre, gli studi necessari per una corretta elaborazione di programmi di prevenzione richiedono un'estensione maggiore, nel senso degli ambiti di indagine, di quanto non si faccia per i programmi di cura. Mentre infatti alcune misure di prevenzione rimuovono le cause della malattia o dell'evento negativo in generale (ad esempio un determinato livello di colesterolo in individui a rischio è causa - in termini però probabilistici - di patologie cardiovascolari) altre invece tendono solamente a proteggere da esiti di eventi la cui prevenzione è però affidata ad altri interventi: la morte per incidente stradale può essere prevenuta, ovviamente in alcuni casi, con l'uso della cintura di sicurezza, ma in questo caso la misura di prevenzione non agisce sulla causa della morte, vale a dire quell'insieme di circostanze che provocano un incidente stradale: quest'ultimo non è infatti la causa della morte dell'automobilista, bensì l'evento scatenante.

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