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L'enorme aumento della quantità e della complessità
dell'informazione scientifica negli ultimi decenni è tale da rendere impossibile
al medico prendere decisioni cliniche basate sui dati più aggiornati e completi,
a meno che operi in ambiti di patologia molto limitati. Per ovviare a queste
difficoltà sono stati sviluppati nuovi strumenti di informazione e di aiuto alla
pratica medica: tra questi le rassegne (overviews) di letteratura, le
analisi formali delle decisioni cliniche, le analisi economiche. Comune a questi
strumenti è il fatto che essi raccolgono e sintetizzano l'informazione in modo
da facilitare la decisione medica. Accanto a questi, sono state sviluppate le
linee guida di pratica clinica (Clinical Practice Guidelines) come uno
strumento che ha un obiettivo più ambizioso: quello di fornire al clinico non
solo informazioni, ma anche raccomandazioni sul modo più corretto di trattare i
propri malati in particolari situazioni patologiche.
Si tratta perciò di uno strumento non meramente
informativo, ma in certo modo di uno strumento normativo, anche se -
naturalmente - non vincolante per il clinico.
Secondo una definizione autorevole, le linee guida sono systematically
developed statements to assist practitioner and patient decisions about
appropriate health care for specific clinical circumstances.[1]
In una serie di articoli apparsa sul JAMA nel 1995, il Gruppo di lavoro sulla
Evidence-Based Medicine ha precisato in modo molto chiaro i requisiti che devono
possedere.[2, 3]
Più recentemente, una serie di articoli sul British Medical Journal
ha cercato di mettere in luce in maniera sufficientemente equilibrata - oltre
alle modalità di costruzione - il significato, l'uso e i limiti delle linee
guida di pratica clinica, evidenziando anche gli aspetti di rischio per il
malato e le implicazioni legali per il medico che le applica, aspetti che sono
stati presi in considerazione nella stesura delle linee guida sintetiche che
accompagnano questo materiale.[4, 5,
6, 7]
In primo luogo le linee guida devono essere corrette e di pratica utilità.
Queste linee guida si sforzano di aderire a tali requisiti. Esse sono state
elaborate attraverso lo sforzo collettivo di un ampio gruppo multidisciplinare
di esperti, espresso da diverse società scientifiche interessate al tema, come
verrà più avanti precisato nella sezione metodologica.
Ci sembra comunque utile anticipare qui i criteri di validità e di rilevanza
pratica delle linee guida suggeriti dal predetto gruppo.[8]
Le raccomandazioni contenute nelle linee guida sono
valide se:
 | esplicitano tutti i nodi decisionali importanti e i relativi esiti; |
 | identificano le migliori "evidenze esterne" (riguardanti, nel
nostro caso, la prevenzione e il trattamento dell'ictus e la successiva
riabilitazione) e ne valutano
criticamente l'attendibilità; |
 | identificano e tengono nella debita considerazione le relative preferenze
che i soggetti in gioco hanno per gli esiti delle decisioni (comprendendo in
essi benefici, rischi e costi). |
Quanto alla rilevanza pratica delle raccomandazioni
contenute nelle linee guida, esse sono rilevanti se:
 | esistono ampie variazioni nella pratica clinica corrente; |
 | le linee guida contengono nuove evidenze suscettibili di avere un impatto
sul trattamento; |
 | le linee guida riguardano il trattamento di un numero tale di persone che
anche piccoli cambiamenti nella pratica potrebbero avere un forte impatto
sugli esiti o sull'impiego delle risorse. |
In questa sede desideriamo sottolineare che l'elaborazione di qualsiasi linea
guida comporta non solo la raccolta di dati empirici provenienti dalla
letteratura internazionale e l'attenta "pesatura" dell'informazione
raccolta, ma inevitabilmente introduce giudizi di valore che devono essere
chiaramente esplicitati, evitando accuratamente la confusione fra dati
scientifici e giudizi etici.
Il particolare contesto sociale in cui viviamo inoltre rende indispensabile
includere nell'indagine anche gli aspetti economici degli interventi proposti o
proponibili, aspetti che non mancano di avere precisi risvolti di carattere
etico. Per questo motivo le presenti linee guida sono state elaborate non solo
da gruppi di lavoro operanti nei diversi settori in cui il documento si articola
(epidemiologia, prevenzione, trattamento medico e chirurgico, riabilitazione,
etc.), ma anche da gruppi di studio "trasversali" (l'area bioetica e
quella dell'economia sanitaria) il cui intervento appare in modo esplicito nel
corso del documento, anche se si è preferito integrare i loro contributi a
quelli più propriamente scientifici e non farne capitoli a parte.
Il quadro etico di riferimento di queste linee guida è
sostanzialmente quello proposto da Beauchamps e Childress [9]
largamente diffuso nella letteratura bioetica internazionale e coerente con
l'attuale situazione italiana,[10] che si
rifà a quattro princípi fondamentali:
 | principio di beneficenza (beneficence); |
 | principio di non-maleficenza (non-maleficence); |
 | principio di rispetto per l'autonomia; |
 | principio di giustizia. |
Questa cornice teorica è universalmente utilizzabile ma, quando si cerca di
calare i quattro "princípi" nella realtà, possono insorgere
difficoltà e conflitti, cui si possono proporre soluzioni diverse. Uno dei
motivi principali che possono causare conflitti di ordine etico è costituito,
in tempi di risorse inevitabilmente limitate, dalle possibili divergenze tra
centralità del malato ed esigenze della collettività. Da ciò possono
discendere conflitti fra etica e diritto e fra etica ed economia, che originano
differenti concezioni del rapporto medico-paziente, come evidenziato nella
letteratura recente.[11, 12,
13, 14]
Mentre però un consenso sui dati scientifici è, almeno in linea di
principio, sempre raggiungibile, un consenso sulle scelte moralmente rilevanti
nel delicato settore della confluenza fra etica, economia e diritto può anche
non essere possibile per la mancanza di un'antropologia comune, nonostante il
comune riferimento al rispetto per la persona nella sua integrità (base del
codice deontologico). In questi casi le linee guida riferiranno con pari
dignità le diverse opinioni espresse nel panel.
Le osservazioni che precedono, e che hanno valore
generale, assumono un'importanza particolare se applicate al tema delle presenti
linee guida, che affrontano un problema così grave e così complesso come la
prevenzione e gestione dell'ictus cerebrale, malattia frequente e grave in un duplice
senso: in quello della mortalità, che permane tuttora assai elevata, essendo
l'ictus la terza - o forse già la seconda - causa di morte nella società
italiana, e ancor più in quello della disabilità residua, grave fonte di
sofferenze e di costi per i malati, per le loro famiglie e per la collettività
tutta. Purtroppo manca, al momento, l'informazione fornita da studi economici
riferiti al nostro paese. Ciò non consente di mettere a disposizione quelle
evidenze sintetizzate nei rapporti costo-efficacia per le principali procedure e
trattamenti oggetto delle presenti linee guida, per cui anch'esse, come peraltro
molte già emesse,[15] contengono pochi
riferimenti concreti alle stime di impatto economico. Tuttavia, il richiamo ad
alcuni principi generali propri di ogni studio economico può facilitare la
realizzazione di studi sia locali che nazionali.
Il primo obiettivo di una valutazione economica è quello di fornire una
stima dei costi associati ai programmi terapeutici, diagnostici e riabilitativi.
Due sono i tipi di informazioni rilevanti: il primo è relativo alle risorse
necessarie per attuare il determinato programma, il secondo è rappresentato
dalle conseguenze economiche che tale programma produce, cioè gli effetti sul
consumo di risorse non direttamente utilizzate dal programma, ma da esso
influenzate. Ciononostante, nelle valutazioni economiche delle tecnologie
sanitarie in generale scarsa è l'attenzione posta all'accuratezza con cui sono
stati formulati i valori di costo, mentre molta più attenzione è posta
nell'esame delle procedure seguite per la determinazione dei risultati clinici
di efficacia e di qualità di vita, e del rischio considerato nel trattamento,
elementi, questi, ampiamente approfonditi nelle presenti linee guida. Gli scarsi
dettagli forniti dagli estensori degli studi sulle modalità scelte per la stima
dei costi, uniti alle difficoltà metodologiche in tale campo, sono fonte di
frustrazione per coloro che tentano di elevare la qualità dei metodi di
valutazione economica.
La realizzazione di una valutazione economica, sia che si tratti
dell'endoarteriectomia per una data categoria di pazienti, che di un programma di
prevenzione secondaria dell'ictus per mezzo di una terapia con anticoagulanti,
richiede si tenga conto dei principali problemi legati alla stima dei costi. Tra
questi si ricordano:
 | l'esclusione di alcuni fattori di costo rilevanti; |
 | l'inclusione di costi la cui presenza nel progetto appare dubbia; |
 | la valutazione impropria, o scorretta, dei costi; |
 | la non adeguata considerazione, nel caso di un lungo orizzonte temporale
dello studio, delle preferenze temporali, cioè dell'attualizzazione dei
valori di costo (adeguata applicazione di un tasso di sconto); |
 | non tenere conto dell'incertezza attraverso l'analisi di sensibilità; |
 | utilizzare impropriamente il costo medio di una prestazione
(p.e. il
costo di una giornata di ricovero attribuito a ciascuna delle giornate
comprendenti il ricovero, dimenticando che i costi per giornata sono più
elevati nei primi giorni e poi decrescono durante la degenza); |
 | confondere e mescolare insieme costi e tariffe (p.e. utilizzare la
tariffa del DRG per ottenere il costo medio della giornata di degenza). |
Mentre le conseguenze di carattere clinico sono generalmente ben
individuabili e comprese, ad esempio il guadagno in sopravvivenza, o un
determinato miglioramento di alcune funzionalità fisiche, e possono essere
ricondotte con una certa precisione ad un dato percorso
diagnostico-terapeutico-riabilitativo, le conseguenze economiche risentono della
loro dipendenza dall'intero possibile flusso di effetti sul consumo di risorse
determinato dal programma stesso. Tale flusso non si limita quasi mai alla
semplice relazione "efficacia che segue il risultato della terapia"
per il quale basterebbe considerare il costo appunto della terapia e collegarlo
all'endpoint clinico noto, ma comprende invece molti altri fattori di
costo, quali il consumo per terapie associate (effetti collaterali, terapie di
supporto), l'influenza dello stato di malattia e di convalescenza su variabili
quali l'attività lavorativa del paziente ed in certi casi dei familiari o di
coloro che assistono il paziente. In aggiunta, come viene qui ricordato nella
parte relativa alla stroke unit (§ 8.7.4), i fattori di costo determinati da
modificazioni nell'organizzazione del servizio e della pratica medica possono
avere un peso sensibile.
Per una patologia come l'ictus cerebrale, in cui il peso dell'assistenza
sanitaria e di quella prestata dalla famiglia è molto grande, è importante
soffermarsi su una risorsa normalmente lasciata in secondo piano, e cioè il
valore del tempo.
Il tempo è un costo per chi domanda un servizio (mentre è in coda o nella
sala d'aspetto), ma non rappresenta esso stesso un guadagno per chi offre il
servizio. Per questo motivo l'impiego del tempo per l'attesa è da considerarsi
una diseconomia reale, in quanto a fronte di qualcuno che perde (il paziente)
nessuno guadagna: per il medico infatti non fa alcuna differenza avere una lista
di attesa breve o lunga, poiché il tempo che egli trasforma in guadagno è
quello speso nella visita.
Poiché i costi indiretti sono correlati positivamente al reddito del
soggetto, il costo di un'ora di attesa dovrebbe crescere al crescere del reddito
del paziente e ridursi al diminuire dello stesso. Pertanto il tempo delle donne
che non lavorano, degli anziani e dei bambini dovrebbe valere meno del tempo di
coloro che svolgono un'attività produttiva. Tuttavia, il tempo entra non
soltanto nell'attività produttiva, ma anche in quella di consumo. Pertanto la
ricerca di maggiore efficienza non va nella sola direzione di metodi produttivi
tendenti a risparmiare il tempo lavoro (labour saving), ma anche verso
sistemi in cui il tempo di consumo sia ridotto (time saving).
Nell'attività lavorativa il tempo è immediatamente collegato alla sua
retribuzione monetaria, e quindi un suo risparmio si traduce in un aumento di
produttività (a parità di prodotto per unità di tempo). Nell'attività di
consumo, a parte le considerazioni legate al costo-opportunità del tempo (anche
del tempo libero), acquista invece rilevanza un suo risparmio poiché la
crescita degli standard di consumo degli individui riduce il tempo disponibile
per unità di consumo. Non si fa riferimento al valore del tempo in sé, quanto
invece al suo valore coniugato ad un'attività di produzione o di consumo: in
definitiva l'individuo lamenterà la perdita di tempo a causa della malattia
solamente nella misura in cui saprà associare il tempo perduto (oppure
risparmiato, nel caso di una terapia migliore) ad altre attività di consumo
(sia di beni che di attività ricreative nel tempo libero) o di lavoro. Sono
intuibili quindi le difficoltà che sorgono quando si vada ad attribuire un
valore al tempo risparmiato (o perduto) attraverso una determinata terapia,
quando non è tempo lavorativo. Probabilmente è più importante per un paziente
posto di fronte all'alternativa tra due terapie la differenza di tempo relativa
piuttosto di quella assoluta: risparmiare un'ora con un trattamento
farmacologico rispetto ad un altro può essere completamente ignorato dal
paziente se la terapia dura una settimana, diversamente verrà presa in
considerazione tale differenza se la durata è di un solo giorno. Una qualsiasi
terapia, infatti, richiederà da parte del paziente il consumo di una quantità
di tempo, variabile a seconda della complessità della stessa, ad esempio dai
pochi minuti necessari per una terapia orale a domicilio, fino ad alcune
settimane per una terapia somministrata in regime di ricovero ospedaliero.
I costi vengono classificati nelle seguenti categorie:
 | costi sanitari diretti:
sono i costi rappresentati dalle risorse del sistema sanitario utilizzate
nel programma di trattamento (farmaci, personale medico e infermieristico,
esami diagnostici di laboratorio e per immagini, degenza ospedaliera, materiale
sanitario, etc.); |
 | costi non sanitari diretti:
sono individuati dalle risorse non sanitarie consumate a causa del
trattamento, quali ad esempio il trasporto del paziente e/o dei familiari
presso l'ospedale o l'ambulatorio, il riadattamento dell'abitazione per un
paziente non autosufficiente, etc; |
 | costi indiretti:
le risorse che non vengono prodotte a causa della condizione di malattia,
calcolate in perdita di produzione del lavoratore durante la degenza
ospedaliera, oppure il periodo di convalescenza, e in ogni caso le
giornate di lavoro non effettuate a causa del trattamento in esame. |
L'inclusione di una o più categorie di costo può essere fatta dipendere
da quattro considerazioni:
- il punto di vista dell'analisi;
- il numero di alternative confrontate;
- il peso relativo di alcune categorie di costo;
- la scarsa influenza di una categoria sul valore del costo totale.
Il punto 1) è quello maggiormente importante ai fini dell'inclusione o
meno di una categoria di costo. Infatti se lo studio sarà utilizzato
solamente dal ministero della Sanità o dalla Regione, senza alcuna
preoccupazione per i costi che eventualmente altri settori dell'economia,
compresi altri enti pubblici, sopporteranno, appare evidente limitarsi ai soli
costi diretti medici (solamente in alcuni casi i costi diretti non medici
saranno in questo contesto di interesse, ad esempio per l'acquisto di
materiali parasanitari - sedia a rotelle - se pagati dall'autorità
sanitaria). Tuttavia, si ritiene qui preferibile suggerire un'analisi con
tutte le categorie di costo che lo studio presuppone, indipendentemente
dall'utilizzatore dell'analisi stessa. Ciò non soltanto per la completezza
dell'analisi, ma anche per permettere l'utilizzo dell'eventuale studio da
parte di differenti decisori e in differenti occasioni. Così facendo inoltre
diviene possibile confrontare i risultati tra studi differenti. Si tratta
quindi di valutare e presentare i risultati suddividendoli per ciascuna
categoria di costo, come segue:

dove:
Cdir=costi diretti;
Cind=costi indiretti;
Cint=costi intangibili;
Ctot=costo totale;
E = la misura di efficacia, oppure i benefici monetari, oppure QALY.
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