SPREAD V Ed.

Volume
Capitolo 3 - Definizioni

10 anni di SPREAD Collaboration 

afasia perdita della capacità di esprimere a parole o per iscritto idee coerenti o di capire il linguaggio parlato o di leggere (ne esistono numerose forme).
agnosia incapacità di riconoscere persone familiari, luoghi e oggetti noti.
allineamento posturale insieme dei provvedimenti adottati in caso di riduzione o scomparsa della motricità spontanea (da qualsiasi causa sia essa determinata) al fine di conservare il corpo e tutti i suoi segmenti in atteggiamento il più possibile corretto, onde prevenire posizioni viziate e quindi modificazioni articolari e muscolo-tendinee che possano, con il tempo, dare rigidità e deformità articolari.
Postura
= combinazione di lunghezze muscolari (e suoi correlati neurofisiologici) che mantiene i diversi segmenti del corpo in una data posizione, sia tra loro sia nello spazio.
anomia difficoltà o incapacità di denominare gli oggetti o di ricordare nomi individuali.
anosognosia mancata consapevolezza della condizione di malattia, in particolare per quanto riguarda il deficit motorio e sensitivo dell'emisoma colpito.
aprassia perdita della capacità di eseguire su richiesta particolari gesti o movimenti, senza che vi sia paralisi; in alcuni casi gli stessi gesti possono ancora essere svolti automaticamente.
astereognosia incapacità di riconoscere al tatto le caratteristiche degli oggetti.
attacco ischemico transitorio
(Transient Ischaemic Attack: TIA)
definizione:
improvvisa comparsa di segni e/o sintomi riferibili a deficit focale cerebrale o visivo attribuibile ad insufficiente apporto di sangue, di durata inferiore alle 24 ore.[1]
commento:
sia il minor stroke sia il TIA identificano da due diversi punti di vista pazienti in buone condizioni ma ad elevato rischio tromboembolico, il loro corretto riscontro è pertanto fondamentale per impostare un corretto iter diagnostico e un'adeguata terapia. La distinzione fra TIA e ictus non fornisce nessun elemento utile per capirne le cause ed i meccanismi, ad eccezione del fatto che il TIA è quasi sempre ischemico. Tuttavia la separazione del TIA è importante dal punto di vista clinico per i problemi di diagnosi differenziale che il TIA presenta, a differenza dell'ictus. Infatti, poiché la maggior parte dei TIA dura meno di un'ora, spesso la diagnosi è solo anamnestica, al contrario dell'ictus dove nella maggior parte dei casi è disponibile anche il rilievo obiettivo. Per tale motivo v'è una discreta variabilità interosservatore nella diagnosi di TIA con un indice kappa di concordanza vera di due neurologi di 0,65.[2] In altre parole fino al 35% dei casi di accordo fra due neurologi sulla diagnosi di TIA può essere dovuto al caso. L'errore più comune è dovuto alla sovrastima dei TIA.

-, in crescendo

definizione:
due o più episodi riferibili a TIA in 24 ore o tre o più in 72 ore. È necessaria una completa risoluzione dei sintomi tra un TIA e l'altro.
commento:
non vi sono dati di riproducibilità di questa diagnosi che è stata adattata da Rothrock e coll.[3]
attività della vita quotidiana (AVQ; in Inglese: ADL). operazioni necessarie alla cura di sé. Vengono suddivise in quattro ambiti: alimentazione, abbigliamento, igiene personale (locale o generale), trasferimenti. A seconda di quanto il paziente riesce a fare, il suo grado di autosufficienza è più o meno completo.
ausili oggetti più spesso di uso corrente, modificati in modo da permettere la conservazione di una data funzione anche senza richiederne lo svolgimento in modo tradizionale (p.e.: posate con il manico ingrossato, per essere afferrate meglio, leve lunghe al posto di maniglie o rubinetti, ... ).
autonomia capacità di attuare processi decisionali, in ordine a degli scopi. Autosufficienza ed autonomia non vanno di pari passo.
autosufficienza capacità di badare alla propria persona (igiene, abbigliamento, alimentazione, spostamenti e trasferimenti), alla propria casa, alla propria vita di lavoro e di relazione, senza aiuto d'altri. Autosufficienza ed autonomia non vanno di pari passo.
by-pass pontaggio, mediante impianto di protesi vascolare in materiale autologo o eterologo, per consentire il ripristino del flusso del sangue a valle di un distretto ostruito o stenotico.
chinesiterapia utilizzo terapeutico del movimento; si riferisce soprattutto alla rieducazione in ambito ortopedico o reumatologico, specie se il trattamento è mirato ad una sede articolare specifica. Ne fa parte, pur se con proprie caratteristiche, la kinesiterapia della colonna (chinesiterapia vertebrale), attuata sia singolarmente che in gruppo, sia in età evolutiva che nell'adulto, secondo approcci codificati in tecniche.
crescendo TIA vedi in crescendo, sotto attacco ischemico transitorio.
deficit/menomazione,
disabilità/attività,
handicap/partecipazione
Quando una "noxa" produce un danno fisico o psichico (es. lesione vascolare cerebrale), questo può regredire completamente senza esiti o avere conseguenze, temporanee o permanenti (deficit), al di là della guarigione del processo patologico iniziale (p.e. perdita del reclutamento muscolare volontario).
disabilità/attività limitata
è l'impossibilità a far fronte in modo considerato normale, con le funzioni recuperate o residue, alle richieste più dirette che provengono da se stessi e dall'ambiente (p.e. perdita della possibilità di spostarsi camminando in modo sicuro a velocità variabile senza appoggi).
Quando un soggetto in "condizioni" di disabilità si scontra con barriere, architettoniche e non, viene a trovarsi in "situazione" di handicap/partecipazione limitata, ossia quello che non riesce più a fare, o comunque il proprio modo di farlo, divengono motivo di isolamento e di emarginazione (p.e. usare una carrozzina non consente di accedere a molti luoghi pubblici, e le possibilità di "scegliersi la vita" si riducono anche negli ambiti risparmiati dalla disabilità). In altre parole, handicap è l'insieme delle conseguenze nei rapporti individuo-società, dovute alla condizione di disabile all'interno di un dato contesto culturale, sociale ed architettonico.
disinibizione ridotto autocontrollo nel dire o nel fare.
drop attacks improvvise cadute a terra non accompagnate da altri disturbi come perdita o sospensione di coscienza.
eminegligenza spaziale unilaterale (neglect) mancanza di consapevolezza o di attenzione per un lato del corpo o dello spazio o per gli eventi che si verificano da un lato del corpo (di solito a sinistra).
ictus definizione:
improvvisa comparsa di segni e/o sintomi riferibili a deficit focale e/o globale (coma) delle funzioni cerebrali, di durata superiore alle 24 ore o ad esito infausto, non attribuibile ad altra causa apparente se non a vasculopatia cerebrale.[4]
commento:
Tale definizione comprende, sulla base dei dati morfologici, l'infarto ischemico, l'infarto emorragico, l'emorragia intracerebrale primaria e alcuni casi di emorragia subaracnoidea (ESA). Infatti, nel caso del coma non è talvolta possibile distinguere l'ESA dall'ictus ischemico o emorragico parenchimale sulla sola base dei dati clinici. È evidente, tuttavia, che tale definizione non si adatta all'ESA nel caso in cui questa si manifesti solo con cefalea e rigor nucalis, senza o con incompleto deficit della vigilanza. L'errore nel diagnosticare l'ictus non supera il 5% dei casi [5, 6] , ed è raro anche se il medico non è uno specialista neurologo.[7]

-, in progressione
o in evoluzione

definizione:
ictus con peggioramento del deficit neurologico attribuibile ad estensione della lesione cerebrale nell'arco di ore o giorni dall'insorgenza dei primi sintomi.
commento:
si tratta di una definizione "aperta" poiché non esiste accordo su questa entità nosologica. È discusso da taluni autori anche il senso di tale definizione poiché a ben vedere la maggior parte degli ictus non è stabile dopo l'esordio ma presenta una fluttuazione dei sintomi e/o segni per alcune ore.
motivazione, organizzazione,
esecuzione
ogni atto "motorio" (scheletrico e muscolare, ma anche intellettivo) è rivolto ad uno scopo, è organizzato dal sistema nervoso centrale, viene eseguito dai sistemi muscolare, scheletrico , vascolare, ...
motorio quanto attiene al movimento del corpo o di uno o più dei suoi segmenti .
neglect vedi eminegligenza spaziale unilaterale
neuromotorio quanto attiene sia al movimento che ai meccanismi neurofisiologici ad esso sottesi.
neuropsicologico quanto attiene alle funzioni cognitive, ossia "mentali" ma non prettamente psichiche (attenzione, concentrazione, memoria, linguaggio, riconoscimento di oggetti, dello spazio, ...).
occlusione carotidea assenza di flusso lungo la carotide interna all'angiografia, e/o di segnale al Doppler. Vedi anche sotto alla voce stenosi carotidea.
ortesi elementi o insieme di elementi organizzati in una "struttura", destinati a rendere più funzionale una parte o tutto il corpo, in modo da limitare od evitare perdite di autosufficienza (p.e. bastone, carrozzina, doccia funzionale per avambraccio, ...).
patch materiale autologo o eterologo, interposto in un tratto di parete vascolare, per modificarne, in genere ampliarne, la superficie.
prevenzione primaria prevenzione dell'evento ictus in soggetti che non hanno mai subito questo evento.
prevenzione secondaria l'espressione prevenzione secondaria indica tutte le misure terapeutiche che si prendono dopo un ictus ed un TIA, per combatterne la ripetizione. Essa comprende anche i provvedimenti consigliabili nelle ore immediatamente successive all'evento ictale, nonché i provvedimenti atti a prevenire o ridurre l'invalidità da ictus.
prevenzione terziaria termine non utilizzato in queste linee guida
protesi insieme di elementi organizzati in una "struttura" destinata a sostituire una parte del corpo.
raccomandazione espressione sintetica che suggerisce una modifica di abitudini, indirizzare verso una decisione diagnostica o terapeutica finalizzata alla riduzione del rischio e/o dell'impatto dell'ictus.
-, peso
indicata: tecnica diagnostica o terapia indispensabile in tutti i casi
non indicata: tecnica diagnostica o terapia non consigliabili
indicata solo: tecnica diagnostica o terapia da adottare in sottogruppi di pazienti (specificandoli)
ottimale: tecnica o terapia utile ma attuabile solo in centri specializzati
integrativa: tecnica che porta una maggiore conoscenza sulle cause
in sospeso: tecnica sulla quale non è possibile dare un giudizio definitivo
-, forza (grado) La forza della raccomandazione esprime in forma sintetica la quantità e qualità della documentazione disponibile a supporto, nonché la sua applicabilità. La relazione tra forza della raccomandazione e livello dell'evidenza è piuttosto complessa, dipende anche dal giudizio ponderato multidisciplinare espresso dal gruppo di lavoro, e viene descritta in dettaglio nel Capitolo 2 - Metodologia, cui si rimanda. Sinteticamente la relazione tra forza della raccomandazione e livello dell'evidenza viene indicata in questa sede.
livello tipo di evidenza disponibile
1++ metanalisi di alta qualità e senza disomogeneità statistica; revisioni sistematiche di RCT ciascuno con limiti fiduciali ristretti, RCT con limiti fiduciali molto ristretti e/o alfa e beta molto piccoli;
1+ metanalisi ben fatte senza disomogeneità statistica o con disomogeneità clinicamente non rilevanti, revisioni sistematiche di RCT, RCT con limiti fiduciali ristretti e/o alfa e beta piccoli;
2++ revisioni sistematiche di alta qualità di studi caso-controllo o coorte; studi caso-controllo o coorte di alta qualità con limiti fiduciali molto ristretti e/o alfa e beta molto piccoli;
2+ studi caso-controllo o coorte di buona qualità con limiti fiduciali ristretti e/o alfa e beta piccoli;
3 studi non analitici (case report, serie di casi)
4 opinione di esperti
NOTA: metanalisi con eterogeneità statistiche di rilevanza clinica, revisioni sistematiche di studi con ampi limiti fiduciali, studi con ampi limiti fiduciali e/o alfa e/o beta grande vanno classificati con un segno - (meno).

 

grado livello dell'evidenza
A almeno una metanalisi, revisione sistematica, o RCT classificato di livello 1++ condotto direttamente sulla popolazione bersaglio; oppure
revisione sistematica di RCT o un insieme di evidenze costituito principalmente da studi classificati di livello 1+, consistenti tra loro, e applicabile direttamente alla popolazione bersaglio.
B un insieme di evidenze che includa studi classificati di livello 2++, coerenti tra loro, e direttamente applicabili alla popolazione bersaglio; oppure
evidenza estrapolata da studi classificati come 1++ o 1+.
C un insieme di evidenze che includa studi classificati di livello 2+, coerenti tra loro e direttamente applicabili alla popolazione bersaglio; oppure
evidenza estrapolata da studi classificati come 2++
D evidenza di livello 3 o 4; oppure
evidenza estrapolata da studi classificati come 2+; oppure
evidenza da studi classificati come (meno), indipendentemente dal livello.
GPP Good Practice Point: migliore pratica raccomandata sulla base dell'esperienza del gruppo di sviluppo delle linee guida, non corroborata da evidenze sperimentali.
 
In queste linee guida si riporta solo la classificazione in gradi.
rieducazione funzionale sviluppo della motricità residua in ordine al compimento del maggior numero possibile di attività, anche (se impossibile diversamente) secondo modi e con strumenti diversi da quelli correnti (p.e. spostamento autonomo in carrozzina).
rieducazione neuromotoria evocazione, guida e controllo della riorganizzazione del movimento del corpo dopo lesione neurologica (p.e. ictus, sclerosi a placche, polinevrite grave, trauma cranio-encefalico, lesione midollare spinale). Le proposte terapeutiche sono ordinate in tecniche, in base a diversi presupposti teorici.
rieducazione neuropsicologica trattamento dei disturbi della fonazione, della deglutizione, dell'articolazione dei suoni, della comprensione ed espressione del linguaggio verbale, parlato e scritto, nonché dei disturbi dell'attenzione, della memoria, dell'orientamento, della percezione dello spazio e del corpo, del significato dei gesti, del riconoscimento di oggetti e persone, ecc.
rieducazione insieme di programmi terapeutici specificatamente diretti alle diverse componenti della disabilità (neuromotoria, cognitiva, respiratoria, funzionale, ...)
shunt dispositivo che permette la deviazione (in genere temporanea) e, quindi, il mantenimento del flusso di sangue tra il tratto prossimale e distale di un distretto vascolare, temporaneamente privato del regolare apporto ematico per motivi chirurgici.
spostamenti superamenti dello spazio prossimo; si riferisce alla marcia o all'uso della carrozzina, anche su terreni irregolari, nonché al fare le scale.
stenosi carotidea riduzione del lume dell'arteria carotide, usualmente alla biforcazione e comunque con interessamento della arteria carotide interna nel tratto extracranico, che si assume dovuta alla presenza di una placca ateromasica complicata o non complicata.
-, grado grado di riduzione del lume a livello della lesione stenosante, usualmente espressa in percentuale rispetto al diametro del vaso. Vi sono diversi modi di misurazione (vedi sotto), comunque espressioni del tipo "stenosi emodinamicamente significativa" dovrebbero essere abolite, poiché totalmente prive di significato clinico-pratico. Si dovrebbe invece sempre indicare un valore numerico, od un range di valori numerici (p.es: stenosi dell'80%; stenosi grave, tra il 75% ed il 90%).
-, misurazione del grado esistono almeno tre metodi di misurazione su angiografia (ECST, NASCET, CC), ben descritti in letteratura e comunque confrontabili mediante idonee equazioni.
Qualsiasi misurazione angiografica dovrebbe riportare, a margine del risultato, il metodo di misurazione; non dovrebbero essere accettate risposte contenenti vaghi riferimenti al grado di stenosi in luogo della misurazione numerica. Per quanto attiene alle misure Doppler, in linea di principio ogni laboratorio dovrebbe aver validato in anticipo i propri dati con una serie di angiografie, e pertanto dovrebbe poter fare riferimento al metodo usato nella misurazione delle angiografie stesse.
Quando ciò non fosse possibile, sarebbe opportuno che nel referto venisse indicato brevemente il metodo usato nella misurazione (p.e. strandness), accanto al risultato numerico (cifra o range di cifre). I dati relativi alle angio-RM sono ancora troppo parziali per poter definire criteri precisi.
-, sintomatica qualsiasi lesione stenosante dell'arteria carotide interna extracranica in un paziente che ha presentato sintomi clinici ascrivibili ad ischemia dell'emisfero e/o della retina ipsilaterali alla stenosi. Tale definizione per convenzione assume che:
a. i sintomi si siano verificati da non più di 6 mesi;
b. anche in presenza di altre fonti potenzialmente embolizzanti (p.e. fibrillazione atriale, placche aortiche, stenosi intracraniche) la stenosi carotidea viene ritenuta sintomatica ai fini delle decisioni terapeutiche, anche se nella valutazione del rapporto rischio-beneficio della terapia chirurgica va tenuto presente il dubbio rapporto eziopatogenetico tra stenosi carotidea ed evento ischemico;
c. le stenosi carotidee associate ad ischemie lacunari ipsilaterali sintomatiche sono, almeno per ora, ritenute sintomatiche, anche se nella valutazione del rapporto rischio-beneficio della terapia chirurgica va tenuto presente il dubbio rapporto eziopatogenetico tra stenosi carotidea e lacuna.
-, asintomatica qualsiasi lesione carotidea che non rientri nella definizione di sintomatica (vedi sopra: -, sintomatica). Va sottolineato che la sintomaticità di una stenosi è giudicata solo sul piano clinico.
L'eventuale presenza di lesioni ipodense alla TC, o iperintense alla RM, nonché di ipoperfusioni documentate con altri metodi strumentali, non debbono modificare il giudizio di asintomaticità.
-, intracranica presenza all'angiografia di lesioni stenosanti il distretto carotideo intracranico, di grado tale da ridurre il lume vasale in modo misurabile.
stenosi vertebrobasilare vedi sopra alla voce stenosi carotidea, ma nel distretto vertebrobasilare; i criteri di misurazione non sono chiaramente definiti in letteratura.
stent dispositivo di materiale metallico, espansibile e resistente, che viene impiantato all'interno di un tratto vascolare per garantirne la pervietà.
stroke vedi ictus

-, minor

definizione:
ictus con esiti di minima o nessuna compromissione dell'autonomia nelle attività della vita quotidiana (usualmente con Rankin <3).[1]
commento:
la distinzione del minor stroke (o ictus a buona remissione) dall'ictus con invalidità permanente viene ritenuta ormai più utile di quella di RIND, definito come deficit reversibile entro un tempo variabile, secondo i vari autori, fra la singola e le tre settimane, dall'ictus con deficit permanente.
TIA vedi attacco ischemico transitorio
TIA in crescendo vedi in crescendo, sotto attacco ischemico transitorio
trasferimenti passaggio da una posizione, su di un dato piano d'appoggio, ad un'altra posizione, su stesso/diverso appoggio (nell'ambito dello spazio prossimo). Esempi: da supino a letto, a seduto sul letto, e poi alla sedia ed alla carrozzina, o da queste al WC, alla vasca (doccia), e viceversa, passando o meno per la stazione eretta. Ed ancora, dalla carrozzina al sedile dell'auto e viceversa.